
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Picasso, io e gli altri
A Lissone una mostra di André Villers, fotografo di pittori
di Mauro Reali
Si è inaugurata il 23 ottobre a Lissone, presso la Civica Galleria d'Arte Contemporanea la mostra personale di fotografia André Villers. Picasso e altri ritratti (visitabile fino al 5 dicembre), promossa e realizzata dalla Città di Lissone con numerosi patrocini e sponsorizzazioni (info: 039-2145174 www.comune.lissone.mi.it). Ancora una volta, come già fatto per altre passate esposizioni tenutesi nel giovane e bellissimo spazio lissonese, si deve plaudire all'iniziativa, non solo per la sua intrinseca qualità, ma anche per il suo respiro internazionale: caratteristica, quest'ultima, non sempre propria della politica culturale italiana.
Ma chi è André Villers, che chi vi scrive ha avuto l'onore di vedere all'inaugurazione e col quale a testimonianza della sua profonda umanità ha avuto modo di scambiare qualche parola, mentre autografava pazientemente i cataloghi di tutti i presenti? La risposta è semplice: uno dei più grandi fotografi viventi, che nella sua oramai lunga vita (è del 1930) ha avuto lo straordinario privilegio (ovvia conseguenza della sua abilità) di essere stato l'«occhio» (cioè il ritrattista ufficiale) di Pablo Picasso, ma anche l'autore di memorabili foto di altri grandi della cultura del suo cioè il nostro tempo: Salvador Dalì, Juan Mirò, Jacques Prévert, Jaean Cocteau, Simone de Beauvoir, Joan Mirò, Marc Chagall, Le Corbusier, Max Ernst, solo per fare qualche nome.
La mostra lissonese ci dà modo di vedere proprio questi ritratti (ce n'è pure uno splendido di Federico Fellini), anche se la sezione più ricca è quella dedicata a Picasso. Non si tratta però solo di ritratti del grande pittore all'opera o di sue istantanee a Cannes o tra la folla della loro Vallauris (città di ceramisti, dove artista e fotografo si conobbero nel 1953), ma anche di alcune esperienze sperimentali che videro la diretta collaborazione dei due. Ad esempio vengono esposti per la prima volta in Italia trenta montaggi fotografici che Villers fece insieme con Picasso, poi editi nel 1962 - col titolo di Diurnes - accompagnati dal testo di Prévert. Ma non mancano altre, interessantissime, interpretazioni fotografiche di opere di découpage picassiane: sono davvero da vedere.
Altrettanto lodevole della mostra è il suo catalogo, sia per la qualità grafica che per la gradevolezza d'insieme. Dal suo testo, mi piace citare, tra le altre, questa frase di Flaminio Gualdoni, che è il curatore dell'esposizione: «Mentre dall'altra parte dell'oceano Wahrol erigeva il monumento all'artista come star, sulle rive del mediterraneo Villers, feroce europeo, continuava a vedere delle umanità, delle normalità, delle bevute di pastis e delle conversazioni domenicali in giardino, sul ciclismo e sui figli: cioè, l'aspetto più difficile e intrigante del genio» (p.10). Rende bene l'ambiente della Costa Azzura degli anni Cinquanta-Sessanta, dove arte e vita si mescolavano in modo tumultuoso e nel contempo pacifico, normale; di questo ambiente Picasso fu forse l'esponente più importante (e i lettori dell'Arengario sanno quanto chi scrive lo ami, dal numero di articoli a lui dedicati
), e insieme con lui Villers che vivendo ora in quella splendida Mougins che ha visto morire l'amico ne ha per così dire raccolto il testimone.
Mauro Reali
25 ottobre 2004