
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Il Novecento attraverso la pittura di Dudreville
Grande mostra al Serrone della Villa Reale di Monza
di Mauro Reali
Leonardo Dudreville (1885-1975) non è certo tra i pittori più conosciuti al grande pubblico, anche se il suo nome è noto ai frequentatori di musei e, soprattutto, ai collezionisti lombardi (e non) di pittura moderna, che ormai sono disposti a spendere per le sue opere anche cifre importanti. La mostra che da oggi e fino al 19 dicembre è aperta al Serrone della Villa Reale di Monza, dal titolo Leonardo Dudreville (1885-1975): dal Divisionismo a Novecento è dunque una buona occasione per conoscere meglio l'opera di questo grande artista, che amico del monzese Anselmo Bucci ha avuto legami anche con la nostra città. Ma credo che si possa senza dubbio affermare che questa esposizione sia qualcosa di più, e cioè una vera e propria finestra sulla pittura del Novecento, che Dudreville ha attraversato con grande eclettismo e con una particolare capacità di interpretare (talora di anticipare) i mutamenti del clima culturale.
Agli esordi della sua esperienza pittorica fu divisionista, emulo del grande Segantini e legato a de Grubicy (pittore ma anche talent-scout e gallerista). Si accostò poi al Futurismo, anche perché lo spinse in tal senso la vecchia amicizia con Boccioni e Severini (già conosciuto a Parigi nel 1908, con Bucci); la sua fu però un'affinità tematica mai ideologica poiché non amava il culto della modernità e della guerra tanto caro ai Futuristi. Ed anche la successiva militanza nel gruppo Novecento (creatosi negli anni Venti intorno a Margherita Sarfatti, e che vide bazzicare Funi, Tosi, Carrà, ed in parte - Sironi), si configurò come un'esperienza particolare, parziale, temporanea, poiché la sua inquietudine creativa (accompagnata da divergenze ideologiche) lo fece progressivamente allontanare dal movimento, del quale era stato uno dei fondatori.
La mostra monzese, ottimamente curata da Elena Pontiggia (Catalogo Silvana Editoriale) e resa possibile dal concorso di numerosi Enti Pubblici (Comune, Provincia, Regione), strutture museali (Musei Civici di Novara e Lugano), e dalla collaborazione dell'Archivio Dudreville e della Galleria Accademia di Monza, dà il giusto peso a tutta le produzione del Nostro, e si configura lo ripeto come un viaggio nella pittura del Novecento Italiano: l'invito, dunque, è quello di correre a vederla, perché è difficile raccontare i quadri con le parole.
È però vero che particolare emozione ha dato a chi scrive la prima produzione di Dudreville, quella divisionista o comunque influenzata da questa tendenza. La Trilogia Campestre, un insieme di tre pannelli ora a Lugano (e mai più esposti in Italia dal 1912, anno della loro esecuzione), è certo il punto più alto di questa fase pittorica. Ed è difficile dire se l'emozione più grande la provochino i punti di luce de Le voci del Silenzio, o le nubi pastose segantiniane di Terra-Madre grande, o la vivacità cromatica di Quando le campane martellano. Ma anche il resto (in tutto una settantina di opere) merita certo attenzione e il visitatore potrà ad esempio vedere i bei ritratti della moglie e del figlio dell'artista e constatare come certe sue natura morte di gusto novecentesco abbiano fatta propria la lezione della grande pittura fiamminga del Seicento
Davvero centrata, dunque, l'inaugurazione della stagione culturale monzese. E credo che sia legittima la soddisfazione delle autorità che hanno presenziato all'inaugurazione di sabato 18, non solo per la qualità dell'evento, ma anche per la quantità di persone accorse. Lo ammetto, dopo la Monza (legittimamente, intendiamoci
) invasa da migliaia di ferraristi forse sembreranno poche le decine di appassionati visti al Serrone. Eppure rappresentano una voglia di cultura che la nostra città ha in sé e non deve rinunciare ad esprimere; una voglia che chi ci amministra ad ogni livello - deve ascoltare e soddisfare.
Mauro Reali
19 settembre 2004