
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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L'artista e il torero, Picasso e Dominguin
"Un'amicizia fatta ad arte" allo Spazio Oberdan
di Mauro Reali
Che Jacqueline, l'ultima moglie di un Pablo Picasso già anziano, fosse gelosa dell'amicizia che il maestro aveva coltivato con Lucia Bosè e il marito, il mitico torero Luis Miguel Dominguin non è affatto strano. Infatti l'attrice italiana era senz'altro una delle donne più belle tra quelle che negli anni Cinquanta e Sessanta cavalcavano la scena internazionale: chiunque avrebbe potuto innamorarsene, figuriamoci l'esuberante pittore spagnolo! Pittore che, tra l'altro, già era innamorato pazzo (in senso metaforico
) del marito di lei, ammirato da sempre e conosciuto ad Arles nel 1958. Il coraggio e la tecnica sopraffina del più grande torero dell'epoca (uno dei più grandi di sempre) mandavano infatti in visibilio il più grande artista dell'epoca (e forse di tutto il Novecento), che amò le corride e le dipinse in ogni modo e con ogni tecnica durante la sua lunga carriera.
L'ostilità di Jacqueline, alla lunga, logorò irrimediabilmente il rapporto tra i coniugi Dominguin-Bosè e Picasso. Ma a fare fede della sua intensità ci sono anzitutto alcune splendide e intime fotografie (il maestro vestito da torero, ad esempio
), ma anche e soprattutto i disegni, le ceramiche, le incisioni
che Pablo regalò agli amici e che oggi Lucia Bosè ha deciso di esibire, perché fossero mostrate al grande pubblico. Fino al 18 luglio, dunque, allo Spazio Oberdan di Milano si può visitare la mostra Picasso e Dominguin, un'amicizia fatta ad arte: e io consiglio caldamente ai lettori de l'Arengario di andarci, ascoltando con la necessaria calma l'audioguida che contiene pure la voce tra l'emozione e il filo della memoria - della stessa Bosè.
L'esposizione, patrocinata dalla Provincia di Milano (info: www.provincia.milano.it/cultura ), è curata da Pablo J. Rico La Casa, ed il bel catalogo è pubblicato dall'editore Libri Scheiwiller (prezzo: 18 euro).
Certo, non ci troverete i grandi oli di , le sue opere più celebrate e famose. Ci troverete però, in primo luogo, l'esito dello straordinario connubio tra due arti diverse ma per certi versi complementari come la pittura e la tauromachia. E chiamo arte anche la corrida non solo perché io la penso veramente così (lo so che non è politically correct!), ma perché lo stesso affermò spesso che di arte si trattava; anzi, arrivò addirittura a dire che era l'unica arte e che il suo sogno era quello di fare il torero. In secondo luogo, ci troverete le immagini di un pittore appassionato, ma anche di un marito e di un amico gioviale e sorridente: tutto l'opposto del ritratto privato di crudele egoista che anche a causa di libri, memorie, dichiarazioni degli eredi ne è uscito in questi ultimi anni. D'altronde l'ambivalenza, la complessità del carattere, è tipica di molte personalità geniali come il nostro.
Tra i tanti oggetti esposti, mi piace, da ultimo, menzionare il libro Toros y Toreros (del 1961) che di quel connubio cui si accennava prima è forse l'esito più completo: è infatti un libro d'arte con immagini di corride (dunque illustrato da ) ma con un testo scritto da Dominguin. E non è un caso che prima dei Toreros vi siano menzionati i toros; il toro l'angelo con le corna, secondo una definizione picassiana è infatti allusivamente , che volle nella sua vita rappresentare più volte se stesso come il Minotauro. Dunque, il pittore di Malaga che sognava di calcare l'arena lo fece davvero con l'arma della sua genialità; anzi, unico tra gli umani, lo fece addirittura nelle vesti taurine
Mauro Reali
25 giugno 2004