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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Winckelmann e l'Egitto
Antico Egitto e razionalismo settecentesco al “Museo Vela” di Ligornetto (CH)
di Mauro Reali


Che posto meraviglioso il “Museo Vela” di Ligornetto, piccolo centro svizzero vicino a Mendrisio e affacciato sul Varesotto ! Ci sono infatti i lasciti – per lo più gessi – del genius loci, il grande scultore Vincenzo Vela (1854-95), ma anche opere di suo figlio, il pittore Spartaco Vela, insieme con altri importanti quadri e sculture: il tutto in una splendida villa ottocentesca – nel mezzo di un parco – recentemente ristrutturata da Mario Botta (info: www.museo-vela.ch). Anche se tutto ciò merita già una visita, suggerirei ai nostri lettori di farla entro il 14 novembre 2004, perché dal 6 giugno è in corso una mostra di sicuro fascino, indubbio interesse e grande respiro internazionale. Il suo titolo è Winckelmann e l'Egitto. La riscoperta dell'arte egizia nel XVIII secolo, ed è “nata” presso il museo di Monaco e il Winckelmann-Museum di Stendal: la tappa a Ligornetto è la seconda, in una percorso che prevede soste future anche a Vienna, Monaco, Berlino e Roma. L'esposizione è stata ideata da Alfred Grimm e Max Kunze, curata in loco da Alfred Grimm e da A. Mina Zini, e ha pure prodotto un poderoso quanto scientificamente rigoroso catalogo, edito dal Museo stesso.

Antinoo
Ma veniamo al “cuore” della mostra. Tutti coloro che vantano più o meno lontani studi liceali hanno sentito nominare Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), lo storico dell'arte tedesco che – associando all'arte greca classica i concetti di «nobile semplicità e quieta grandezza» - fu in qualche modo il padre del Neoclassicismo, corrente artistica e letteraria che caratterizzò la seconda metà del Settecento e la prima fase dell'Ottocento. Finora poco noto è però il suo interesse per la cultura e l'arte dell'Egitto antico, che non fu solo una delle tante manifestazioni della “egittomania” del Settecento (culminata con l'impresa napoleonica e con la decifrazione dei geroglifici da parte di Champollion nel 1822), perché Winckelmann produsse – nei suoi “studi egizi” – importanti e rigorosi tentativi di cronologizzazione e classificazione. D'altronde occupandosi d'arte greca e romana si rese conto che l'Egitto non rappresentava solo un “prima” del mondo classico, ma che l'ellenizzazione (con Alessandro Magno) e la romanizzazione (con Augusto) di quella regione avevano prodotto straordinarie forme di ibridazione tra queste diverse culture artistiche: una delle rappresentazioni in foggia egittizzante di Antinoo (l'amasio dell'imperatore romano Adriano) – in mostra a Ligornetto – è una delle testimonianze più interessanti di questo vivace eclettismo. Il materiale esposto al Museo “Vela” è davvero molto e va da sculture monumentali (sfingi, statue) a “pezzi” di arte minore (cammei, rilievi decorativi ecc), oltre a libri, documenti cartacei, stampe (numerose, splendide, quelle piranesiane): oggetti che Winckelmann in parte vide e studiò e che comunque ricostruiscono l'ambiente culturale in cui egli operò. Ma non voglio dilungarmi troppo e chiudo riprendendo una frase che lo stesso Winckelmann scrisse dall'amata Roma a un amico: «vieni e vedi»; stavolta, molto più modestamente, è il vostro recensore che la usa per convincere i lettori dell'Arengario ad immergersi in questo affascinante tuffo nei misteri d'Egitto mediato dal razionalismo settecentesco.

Mauro Reali




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  8 giugno 2004