
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Ukiyoe, il mondo fluttuante
Il Giappone antico in mostra a Palazzo Reale di Milano
di Mauro Reali
Il mondo secondo la nostra ottica gira. Per la civiltà giapponese tra Seicento e Ottocento il mondo fluttua, con riferimento al fatto che la realtà è fatta di innumerevoli cose che passano, vanno, fluttuano; ed immergersi in queste, come in un fiume, è il modo migliore per godersi la vita. Ukiyoe è termine che significa immagini del mondo fluttuante ed indica la produzione artistica che consegue alla concezione della vita di cui si è detto; e proprio a questa produzione artistica giapponese è dedicata una mostra meravigliosa che si potrà visitare al Palazzo Reale di Milano fino al 30 maggio (Ukiyoe, il mondo fluttuante; info al sito: www.ukiyoe.it; catalogo Electa).
Sono esposte oltre cinquecento opere, per lo più su carta, molte delle quali dipinte, ma assai più ottenute secondo la tecnica della stampa xilografica: per il visitatore andarle a vedere è davvero un'immersione in un mondo fluttuante. La pace che regnò in Giappone tra il Seicento e il primo Ottocento smorzò infatti il bellicismo della cultura dei samurai e la nuova capitale Edo (la futura Tokyo) divenne un centro di ogni tipo di delizia, per nobili e borghesi: vi erano case lussuose, teatri, donne bellissime e spesso amanti del piacere, e la città godeva dello splendido contorno di paesaggi naturali da favola. Che meraviglia c'è se i giapponesi di allora si siano immersi in questo clima? E che meraviglia c'è che i grandi maestri (l'eccelso Utamaro, ma anche Hokusai, Hiroshige, Masanobu, ecc
: evito lunghi elenchi di nomi, ai più ed anche a me assai poco conociuti) l'abbiano riprodotto con immaginosa fantasia? Ma soprattutto: come può l'occidentale di oggi (cioè noi) alla vista di quelle morbide montagne, di quelle donne raffinate e sensuali dai vestiti eleganti e dagli occhi a mandorla, di quei paraventi istoriati che lasciano immaginare confortevoli dimore non provare anch'egli almeno un po' a fluttuare? Già lo facevano gli Impressionisti (amanti di quest'arte e, in qualche caso, pionieristici collezionisti di essa, come Van Gogh); possiamo farlo anche noi, almeno per un'oretta; poi ci toccherà di nuovo la metropolitana affollata o la coda in tangenziale
ma credete l'effetto che lascia la mostra di Palazzo Reale è di quelli duraturi.
Ho letto che lo sforzo dei curatori (coordinati da Gian Carlo Calza) è durato parecchi anni. Devo dire che il risultato finale è davvero eccellente; penso perciò che i lettori dell'Arengario non debbano perdere questo evento, nella certezza che per parecchio tempo a Milano e dintorni fluttuare ancora così sarà molto, molto difficile.
Mauro Reali
28 gennaio 2004