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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Due mostre milanesi su due epoche “di passaggio”
Il “Primo Settecento” a Palazzo Reale, il “Tardo Antico” al Museo Diocesano
di Mauro Reali



Il Primo Settecento

Cosa c'entrano tra loro il Settecento europeo – quello raffinato, galante e forse un po' vacuo della fase antecedente alla Rivoluzione Francese del 1798 - e l'ultima fase dell'Impero Romano d'Occidente, che cadrà poi nel 476 d.C., quando la tradizione di Roma si mescola e confonde con i valori del Cristianesimo e con le diverse culture dei cosiddetti barbari? Apparentemente nulla, si potrebbe rispondere. In realtà entrambe le fasi storiche oggetto di due mostre ora aperte a Milano, una a Palazzo Reale, Il gran teatro del mondo. L'anima e il volto del Settecento, fino al 12 aprile (info: www.granteatrodelmondo.it, Catalogo: Edizioni Skira), l'altra al Museo Diocesano – presso Sant'Eustorgio – e cioè, 387 d.C. Ambrogio e Agostino. Le sorgenti dell'Europa (info: www.ambrogioeagostino.it, Catalogo: Edizioni Olivares), fino al 2 maggio.

La contemporaneità delle due esposizioni, però, non può essere un elemento serio di comunanza tra due fasi storiche. Ripeto: cosa può avvicinare le raffinate figure umane di Fragonard, Watteau, Pietro Longhi ecc., le vedute spettacolari di Canaletto, Bellotto, Magnasco ecc. – visibili, insieme a molto altro, a Palazzo Reale - con la splendida documentazione archeologica dell'epoca nella quale a Milano-Mediolanum il vescovo tedesco Ambrogio battezzò il convertito africano Agostino, che diverrà anch'egli vescovo, padre della Chiesa e finanche santo? Certo, è una domanda oziosa, un po' retorica, eppure… Eppure qualcosa che avvicina queste due epoche c'è: l'essere state momenti “di passaggio”, veri “snodi” culturali, storici, addirittura etici tra un “prima” – bene definito – e un “dopo” - altrettanto ben definito - e di avere in qualche modo partecipato del “prima” e del “dopo”.

Ambrogio e Agostino

Mi spiego meglio. Tra il Seicento, incredibile mescola di oscurantismo controriformista e bizzarria artistica barocca, e il secondo Settecento, razionalista, illuminista, classicista, l'epoca del primo Settecento ha rappresentato un fondamentale “cuscinetto”. Se il vento rivoluzionario spazzò via con i privilegi nobiliari la “dolcezza” di un'intera epoca, non è infatti vero che questa aveva raggiunto il suo top con quell'Arcadia letteraria e pittorica, quel Rococò artistico e architettonico che si possono ammirare a ora Palazzo Reale?
E il Medio Evo? Cristianissimo, un po' fanatico – ma non certo rozzo e oscurantista come si diceva un tempo – esso recuperò ampi “spezzoni” di cultura classica proprio per mezzo di opere letterarie come quelle di Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, che sui classici greci e romani si erano formati. Il loro tempo (il IV secolo d.C.) fu infatti il cosiddetto “Tardo Antico”, l'epoca nella quale la massima istituzione “pagana” – l'Impero Romano – si era cristianizzata del tutto, ponendo le basi delle varie tipologie di Impero Cristiano – più o meno Sacro – del Medio Evo.
Meno studiate a scuola delle fasi storiche poste immediatamente prima o dopo di loro, il “primo Settecento” e il “Tardo Antico” hanno in queste mostre milanesi, certo meritevoli di visita, una sicura forma di riparazione. E Milano, che oggi ospita queste rassegne, ebbe tra l'altro in quelle epoche un ruolo storico-culturale di tutto rispetto: chi scrive – milanese di nascita – lo ricorda con un certo orgoglio. Non si può però trascurare come uno dei “pezzi da novanta” delle mostra al “Diocesano” sia il Dittico di Stilicone, capolavoro eburneo che si trova proprio nel Museo del Duomo della “nostra” Monza e che è però – lo dico con qualche rammarico – assai poco conosciuto dai monzesi di oggi. Ma torneremo presto, su queste colonne, a parlare di Monza e del tardo antico, con la recensione di un nuovo libro sulla “Corona Ferrea” che sto ora leggendo con grande attenzione…

Mauro Reali



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  15 gennaio 2004