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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Segni e colori del Cavaliere Azzurro
Kandinsky, Marc, Klee… in mostra alla “Mazzotta” di Milano
di Mauro Reali


Il cavaliere azzurro
Quante sperimentazioni, quante provocazioni culturali, quante – in poche parole - “avanguardie” nell'Europa dei primissimi anni del Novecento! E se è vero (come si suole dire) che la Grande Guerra (“sola igiene del mondo” per qualcuno, proprio in quegli anni…) le ha spazzate via, è altrettanto vero che il loro effetto dirompente si è fatto sentire anche negli anni successivi, perché il Novecento ha “costruito” la sua identità culturale proprio su quelle macerie ancora fumanti. Identità per certi versi sfumata, talora ambigua, sdoppiata, inconscia…, ma di certo – ed è in ciò che si è fatta sentire l'eco delle “avanguardie” – assai diversa da quella dell'Ottocento romantico e realista.
Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) è l'immaginoso nome che alcuni artisti, nella Monaco del 1911, diedero al loro gruppo, i cui ispiratori furono Wassily Kandinsky e Franz Marc; gruppo che trovò concretizzazione in un almanacco omonimo, edito nel 1912, che conteneva saggi su diverse manifestazioni dell'arte (specialmente su musica e pittura) e ben 141 illustrazioni complessive , che bene attestano i “gusti” dei curatori. Oltre a loro opere, furono infatti rappresentate immagini dell'arte medievale, quadri di El Greco, Cézanne, Picasso e di altri grandi artisti contemporanei, sia di matrice impressionistica che – in senso lato - espressionistica (Gauguin, Van Gogh, Matisse, Kirchner, Nolde, Kokoschka ecc.). Di questa esperienza c'è una importante documentazione in una mostra che fino al 20 gennaio (prorogata al 1 febbraio) è visitabile alle Fondazione “Mazzotta” di Milano (al sito www.mazzotta.it ulteriori informazioni), e che si intitola proprio Il Cavaliere Azzurro. Kandinsky, Marc e i loro amici (Catalogo Gabriele Mazzotta Editore). Le fantasiose opere, molte delle quali su carta, di Kandinsky, Marc, Münter, Macke e di molti altri loro vicini, tra i quali “grandissimi” come Paul Klee e Natalja Gontcharova, ci mostrano un universo artistico del tutto particolare, difficilmente riconducibile ad unità, anche se si intravedono nelle loro esperienze le eredità simbolista, del misticismo russo e dell'espressionismo del gruppo Die Brücke. D'altronde il Cavaliere Azzurro non orientò (come avvenne, invece, per il contemporaneo Futurismo) in una chiave tematica precisa i suoi “aderenti”, tra i quali abbiamo così palesi tendenze all'astrazione, ma anche profonde venature di realismo espressivo. Consiglio dunque al visitatore di “perdersi” tra le linee dei disegni o tra i colori dei quadri, senza troppi intellettualismi: così, credo, sarebbe piaciuto ad artisti che rivalutarono un rapporto intimo, ingenuamente infantile, con la natura; e che coltivarono interessi per la pittura dei primitivi, dei bambini, degli alienati, per le manifestazioni del folclore e per il naif. Proprio Kandinsky scriveva infatti, per indicare questa ricerca artistica globale: «cercavamo di riunire in un tutto unico fenomeni che fino a quel momento erano rimasti separati sia internamente che esternamente».
Davvero importante, dunque, la mostra alla “Mazzotta”, che colma una lacuna più che trentennale riguardo al Cavaliere azzurro, la cui esperienza era stata illustrata – per l'unica volta - in un'esposizione torinese del 1971. Ciò testimonia, ancora un volta, le grandi raffinatezza e acutezza che la Fondazione Mazzotta mostra nello scegliere le sue iniziative culturali, che raggiungono sempre un giusto equilibrio tra la qualità, talora la vera e propria “bellezza” delle opere esposte e il rigore critico, il particolare “taglio” con cui sono presentate: e le recenti mostre su Toulouse-Lautrec, Renoir, Savinio, Mirò ecc… - tutte recensite sull'Arengario – ne sono concreta testimonianza. A febbraio – in Foro Buonaparte a Milano – avremo Zandomeneghi: si preparino gli appassionati dell'Ottocento italiano!

Mauro Reali


Gabriele Munter - lotta con il drago 1913 Franz Marc - gatti su panno rosso 1910


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  19 dicembre 2003