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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Le incisioni di Giovanni Fattori
A Lugano fino al 30 novembre
di Mauro Reali


bovi al carro
bovi al carro (acquaforte su zinco)

Giovanni Fattori (1825-1908) è da sempre, nell'immaginario collettivo, associato all'esperienza pittorica dei cosiddetti “Macchiaioli”. E il termine “macchiaiolo” evoca a tutti la peculiarità di questi artisti nell'utilizzo della tavolozza dei colori, la capacità di farne “macchie” più o meno vivaci con le quali dare un'interpretazione mossa, del tutto personale, della realtà. E allora, ci si potrebbe chiedere, che c'entrano le incisioni – la cui dimensione cromatica è notoriamente limitata – con Fattori e i “Macchiaioli”? Apparentemente nulla, ma… Il “ma” può essere facilmente rimosso andando entro il 30 novembre a Lugano, il cui “Museo d'Arte Moderna” – bello, accogliente e funzionale – ha organizzato una splendida mostra intitolata Giovanni Fattori: l'opera incisa, curata da Rudy Chiappini, dedicata proprio alle incisioni del grande maestro livornese (info: www.mdam.ch il catalogo è edito da Skira).
I butteri, i contadini toscani, i paesaggi maremmani, le vie campestri, gli studi di animali (spec. asini e buoi), i carabinieri a cavallo, i soldati e le reclute, i pascoli, le paludi, le marine ecc. sono così proposti al visitatore attraverso incisioni e non nel più consueto uso della pittura ad olio, che tanto ha reso famoso Giovanni Fattori. Egli si dedicò a questa tecnica incisoria a partire dagli anni Settanta, in forma per lo più “sperimentale”, pensando ad una produzione che circolasse per lo più fra amici e conoscenti, e non fosse destinata davvero al mercato; rappresentando però, nelle sue opere incise, i soggetti più tipicamente “suoi” (cui già si è alluso: butteri, animali, ecc…), ottenne comunque risultati di altissimo livello, che egli valsero premi e riconoscimenti al di là delle sue stesse intenzioni.
Non entro nei dettagli tecnici delle sue litografie e acqueforti, anche se forse ne varrebbe la pena perché gli esperti ne lodano la grande abilità e l'inusitata capacità di liberarsi da regole e vincoli. Preferisco invece soffermarmi sui soggetti da lui scelti, su quegli animali sofferenti e stremati dalla fatica agreste, come il Pio Bove di carducciana memoria; stremati come e più di loro sono i butteri che li addestrano, i contadini che lavorano la terra e i soldati che – proprio in quegli anni – stanno “facendo l'Italia”, portando a termine la travagliata epopea risorgimentale: non a caso sono tutti tra i temi tipici dell'arte fattoriana. Le incisioni di Fattori, dunque, scattano una fotografia dell'Italia del secondo Ottocento e del difficile, arduo tragitto verso la costruzione politica, economica, militare di quello Stato che il maestro livornese – convinto patriota – anelava da sempre.
Insomma, l'Italia dell'Ottocento era questa, e Fattori la rappresentò sì con realismo e oggettività, ma nondimeno – come dimostra l'attenzione spasmodica per gli “umili” e i “vinti”- con profonda, umanissima partecipazione. E ancora oggi, a più di un secolo di distanza quei fogli inchiostrati (provenienti per lo più dal Museo “Giovanni Fattori” di Livorno) trasmettono a chi le guarda gli echi di questa umanità: le emozioni che suscitano – lo assicuro – possono davvero fare a meno del colore, ed anzi il nero dell'inchiostro sembra ancor meglio accentuare, ai nostri occhi, la durezza della vita dei soggetti rappresentati.

Mauro Reali



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  31 ottobre 2003