
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Raffaele De Grada a Monza
Cinquanta opere del grande pittore in mostra all'Arengario
di Mauro Reali
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| 1938 - Il Lambro a Carate |
Fino all'8 dicembre all'Arengario di Monza si possono ammirare circa cinquanta opere (tra oli, per lo più, ma anche acquerelli e disegni) che ai monzesi, ma direi a tutti i lombardi e perché no? a tutti gli amanti dell'arte non possono che regalare momenti di piacere; e, per chi ha un'età non più verdissima, il piacere sarà senz'altro accompagnato da momenti di intensa commozione. Mi riferisco alla mostra De Grada a Monza. Vedute e paesaggi lombardi, che il Comune di Monza ha organizzato col concorso della Banca di Credito cooperativo, affidandone le cure al figlio del grande maestro, Raffaele De Grada jr. e a Nicoletta Colombo.
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| 1912-13 - Il paese della neve |
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| 1934 - via dei mulini |
Raffaele De Grada (1885-1957), toscano, fu lungamente residente in Lombardia e docente all'ISIA di Monza dal 1931 al 1942: ad allontanarlo da qui ci pensarono la guerra e le sue simpatie antifasciste. Egli, con Sironi, Carrà, Funi, Tosi fu uno dei protagonisti del movimento del cosiddetto Novecento Milanese, sul quale è stata di recente organizzata una bellissima mostra allo Spazio Oberdan di Milano (già recensita, a suo tempo, sull'Arengario): non sono mancate, dunque, altre esposizioni e altri momenti di riflessione sulla sua opera. Mai però, come ha ricordato con emozione il giorno dell'inaugurazione (19 ottobre) il figlio, davanti alle autorità cittadine e a un folto pubblico (presente anche il maestro Ernesto Treccani), si era data tanta attenzione alla sua produzione lombarda, ai suoi soggetti milanesi, monzesi e brianzoli; soggetti cui egli peraltro era legatissimo da un punto di vista affettivo. Per questo credo che per molte persone rivedere i Navigli milanesi scoperti, la vecchia Monza senza traffico, il Lambro azzurro delle vedute brianzole abbia provocato un certo brivido, unito alla nostalgia per un mondo che non c'è più. Ma non si creda che questa sia solo una mostra per gli amanti del buon tempo andato e per nostalgici dei paesaggi scomparsi; siamo infatti davanti a opere di altissimo valore artistico (come non vedervi l'eco della lezione di Cézanne?), molte delle quali inedite, che testimoniano soluzioni formali e cromatiche di straordinario interesse, nell'ambito della complessa panoramica della cultura italiana del primo Novecento. Per questi aspetti è senz'altro utile la lettura del bel catalogo, riccamente illustrato, che i curatori hanno approntato.
Vorrei concludere con l'auspicio che le scuole (monzesi e non) non dimentichino di portare i loro allievi a visitare questa esposizione; o che perlomeno la propagandino presso i ragazzi. Davvero troppo pochi sono infatti i ragazzi che vedo bazzicare le mostre monzesi, e devo dire che se il trend è un po' d'ordine generale ho l'impressione che la nostra città non goda di una condizione troppo brillante. C'è molto da fare, molto da lavorare in tal senso, a tutti i livelli e credo forse che al di là delle meritorie iniziative come la mostra di De Grada (che, ripeto, è bellissima e va valorizzata in ogni modo) - ci sia bisogno anche di qualche colpo d'ala, di qualche evento anche un po' ruffiano per suscitare maggiore attenzione presso i nostri giovani. Lo dico perché da quarantenne ormai suonato mi trovo spesso (al di là del momento istituzionale delle inaugurazioni) ad essere tra i più giovani visitatori delle varie esposizioni d'arte, cosa che mi dà una qualche inquietudine per il futuro
Mauro Reali
24 ottobre 2003