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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Degas e gli italiani di Parigi
A Ferrara una mostra memorabile
di Mauro Reali


Edgar Degas - la prova di canto
 
Edgar Degas
 
Edgar Degas
 
Edgar Degas
 
Fino al 16 novembre a Palazzo dei Diamanti di Ferrara vi è una bella mostra dal titolo Degas e gli italiani di Parigi, organizzata col concorso di due diversi enti come la “nostrana” Ferrara Arte S.p.a. ma anche le National Galleries of Scotland: si spiega così la sua prosecuzione ad Edimburgo a partire dal 12 dicembre (info al sito: www.comune.fe.it ; Catalogo edito da Ferrara Arte Editore).
L'esposizione presenta numerosi dipinti, disegni, grafiche (e anche qualche scultura) del grande impressionista francese di origine italiana, con alcune delle sue tematiche più note: dai ritratti, alle celeberrime ballerine, alle corse dei cavalli, agli interni, ai nudi, ai paesaggi. Ma, nello stesso tempo, mira a chiarire il legame e che con lui ebbero, talora in forma di emulazione e spesso di dipendenza, alcuni “grandi” pittori italiani allora operanti a Parigi: Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e lo scultore Medardo Rosso.
Vedere vicine opere come La prova di canto (1872-73) di Degas e la straordinaria Cantante mondana di Boldini (1884) significa sì segnalare l'ovvio “primato” (ideologico e cronologico) dell'artista francese, ma nel contempo dare il giusto peso alla grandezza del pittore italiano. E così avviene anche per i ritratti di De Nittis e Boldini, le scene di corse di cavalli di De Nittis, i nudi di Zandomeneghi, le sculture di Medardo Rosso: in tutti questi “italiani a Parigi” fu infatti enorme l'interesse per il modo proprio di Degas di leggere e rappresentare la realtà, senza idealizzazioni, ma con naturalezza e – se necessario – anche con crudezza. Già ho anticipato i temi chiave della mostra, ma credo di non sbagliare se dico che il realismo con cui Degas ha reso la figura femminile (sia nei soggetti legati al ballo che nei nudi), enfatizzandone talora più la “pesantezza” che la “grazia” – pur nell'armonia della resa pittorica – sia uno dei maggiori “miracoli” della sua arte. E non poteva che colpire gli altri pittori del tempo, come denota ad esempio la dipendenza del Nudo di donna che si asciuga i capelli di Zandomeneghi dalla famosa Donna che si fa pettinare di Degas (dipinto ora conservata a Oslo), o – addirittura – la copia che lo stesso Zandomeneghi fece del celebre quadro L'attesa del maestro francese. E questo “miracolo” non può oggi che colpire anche noi, stupefatti spettatori di un evento espositivo che non si dovrebbe davvero perdere.
Mi permetto, a questo punto un piccolo suggerimento per chi volesse recarsi a Ferrara per la mostra. Aggiungo cioè l'invito a soggiornare nella centrale “Locanda Borgonuovo” (www.borgonuovo.com), che sarebbe poco definire solo come un semplice “bed and breakfast”. Sorvolo, anche se non dovrei, sull'eleganza delle stanze, la cortesia dei titolari, la fragranza delle colazioni; ma su una cosa il vostro “critico d'arte” non può sorvolare, e cioè sulla sontuosa quadreria della sala ove i gestori offrono (il verbo “servono” mi sembrerebbe inappropriato, dato il rapporto familiare che si instaura) il breakfast: vi bastano i nomi di Boldini e De Pisis?
Se a tutto questo aggiungiamo i famosi “cappellacci di zucca”o la “salama da sugo” che si mangiano in ogni ristorante della città la domanda è d'obbligo: perché negarsi un bel week-end autunnale a Ferrara?

Mauro Reali



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  16 ottobre 2003