
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Luigi Chialiva (1842-1914), pittore della serenità
Paesaggi e animali a Rancate (Svizzera)
di Mauro Reali
È davvero difficile che da queste colonne abbia parlato male di qualche mostra, perché solitamente seleziono con cura quelle da visitare, cercando di andare a colpo sicuro. Non tutte le mostre, però, sono state in grado di suscitare in me la profonda ammirazione e le intense emozioni che ho provato davanti ai quadri di Luigi Chialiva, nell'esposizione, curata da Giovanni Anzani, a lui dedicata presso la Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate (Svizzera). Questa si intitola Luigi Chialiva (1842-1914). Tra pittura di paese e pittura animalista, e sarà aperta fino al 30 novembre, con esclusione del lunedì (orari: 9-12; 14-17; Catalogo Skira ), e al pari di quella dedicata l'autunno scorso ai Fratelli Induno (allora recensita sull'Arengario) denota l'altissima qualità dell'attività culturale di questo piccolo ma esemplare museo ticinese.
Forse non sono il recensore più adatto per questa mostra, perché troppo appassionato della pittura nostrana dell'Ottocento e posso rischiare di apparire troppo parziale. Dunque facendo sforzo di obiettività - non scriverò che il ticinese Luigi Chialiva è stato tra i più grandi e originali pittori del secolo XIX, perché fu oggettivamente lontano dal genio creativo di altri maestri. Eppure la sua pittura sintetizza echi diversi, fondendoli in modo mirabile e dando origine a prodotti (scusate il termine merceologico) davvero interessanti. Formatosi nel clima del realismo lombardo (la mostra documenta questo ambito con alcuni quadri di Fasanotti, Carlo Mancini, Formis) e sensibile alle conquiste più moderne della pittura piemontese (in mostra abbiamo anche quadri di Avondo, Pittara, Fontanesi) fu però uno dei nostri pittori che andò scusate l'allusione manzoniana a «sciacquare i panni nella Senna». Della pittura francese amò soprattutto Millet, Corot e l'opera dei barbizonniers, lasciandosi appena sfiorare da quell'Impressionismo che invece influenzò maggiormente altri forse più coraggiosi italiani a Parigi, come De Nittis, Boldini e Zandomeneghi. I suoi paesaggi campestri di taglio arcadico, idilliaco e le sue opere animaliste, dove greggi, oche, cani, partecipano alla serena operosità del lavoro umano, ebbero però un largo successo, in Europa ed anche presso il neonato collezionismo borghese americano. È forse per questo suo essere - per certi versi - poco moderna, lontana dal fragore di quel mondo nuovo che si stava affermando, che la pittura di Chialiva piacque così tanto tra Ottocento e Novecento; ed è probabilmente per questo che anche nella nostra dinamicissima era post-moderna questo artista è stato giustamente rivalutato; ed è senz'altro per questo che, come anticipavo, davanti al senso di pace e serenità che evocano i suoi quadri io (come molti, quasi tutti, immerso nella quotidiana, insensata, frenesia delle vita cittadina) mi sono davvero emozionato.
Forse, a questo punto, è inutile che lo scriva: ma la mostra di Rancate non andrebbe davvero persa.
Mauro Reali
27 settembre 2003