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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Niccolò Segota al Serrone della Villa Reale
di Mauro Reali


battaglia di caccia 1940
battaglia di caccia - 1940
il ponte di San Gerardino a Monza
il ponte di San Gerardino a Monza
La sincerità è la prima dote di un buon recensore: devo perciò – in tutta onestà - ammettere che non conoscevo l'opera pittorica di Niccolò Segota (si pronuncia Ségota). E che, dunque, mi sono avvicinato alla mostra a lui dedicata Niccolo Segota. Dipinti e grafica 1930-1980 al Serrone della Villa Reale di Monza (17 settembre-12 ottobre, chiuso lunedì) con un atteggiamento contraddittorio: da un lato permeato di curiosità, dall'altro lato venato di sufficienza, pensando tra me e me «se non ne ho mai visto sue opere nei musei, alle mostre, nelle aste, ecc… sarà davvero un “minore”!». La quantità di gente intervenuta all'inaugurazione, cui erano presenti anche le massima autorità cittadine e il figlio dell'artista, invece, mi ha subito fatto capire che molti altri conoscevano ed apprezzavano l'opera di Segota: e che dunque mi dovevo (colpevolmente!) sentire un po' ignorante. Ma proprio a questo servono, soprattutto, le mostre, cioè a fare conoscere cose nuove a chi ne ignorava l'importanza. E certo questa bellissima esposizione, curata da Alberto Crespi e patrocinata, oltre che dal Comune, anche dall'Università Popolare di Monza, ha “colto nel segno”.
Ma veniamo al pittore. Segota nacque a Zara nel 1911 e morì a Milano nel 1984. Il suo rapporto con Monza è però profondo ed importante, poiché alla monzese ISIA egli studiò (1928-33), collaborandovi poi come assistente: il contatto con maestri del calibro di Ugo Zovetti, Pio Semeghini, Aldo Salvadori, Raffaele De Grada non poté non lasciare in lui un'indelebile impronta.

nudo
 
Attraversò il suo tempo – e cioè larga parte del Novecento - vivendone a pieno la varietà, i cambiamenti, le contraddizioni; insomma, le cose “belle” e quelle “brutte”. I soggetti aeronautici degli anni Trenta ci ricordano un po' la retorica della modernità dell'allora regime fascista, così come i temi bellici dei primi anni Quaranta ci riportano all'epoca difficile della seconda guerra mondiale. Di questi anni sono anche suoi cimenti nella decorazione e nella grafica pubblicitaria. I ritratti, i paesaggi, le sculture del Dopoguerra, così diversi tra loro per tecniche pittoriche (oli, acquerelli, acrilici, collages…) e suggestioni stilistiche (ci si possono vedere echi di molti dei “grandi” del Novecento: Sironi, De Chirico, Sassu ecc.), sono invece prodotti di una vita passata tra illustrazione per l'editoria, decorazione, pittura da studio. Tutte queste cose, ora, le so anch'io: ho infatti visto la mostra e sfogliato il bel catalogo curato da Alberto Crespi. Come al solito, voglio ora terminare con un breve “cantuccio” fatto di osservazione di gusto del tutto personale; e non posso, a questo proposito, non dire quanto mi siano piaciuti i disegni di nudo degli anni Trenta, nei quali l'artista fonde in modo mirabile dinamismo e plastica solidità dei corpi (straordinario il n. 1 del Catalogo). Certo, la mostra è piena di lavori di ben altro impegno e ben altre dimensioni, e forse qualcuno potrebbe stupirsi di questa segnalazione: quella per i disegni, però, è una mia vera e propria passione, e de gustibus – secondo il latinorum di Renzo e Don Abbondio – non est disputandum.

Mauro Reali


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  20 settembre 2003