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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Finalmente, Modì
Straordinaria mostra a Palazzo Reale di Milano
di Mauro Reali


Ritratto di Paul Alexandre - 1909 La mendicante - 1909 Moise Kisling - 1915
 
L'evento culturale dell'anno è servito: fino al 6 luglio 2003 a Palazzo Reale di Milano è infatti in mostra, reduce dai successi parigini, Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo (info: www.amedeomodigliani.it), a cura di Marc Restellini. Se fosse una mostra di Picasso, De Chirico, Renoir o di qualche grande dell'Ottocento saprei subito come impostare la recensione, mentre parlare di Modì evoca (anche a me) anzitutto generiche allusioni: i colli lunghi dei suoi ritratti, la vita breve ed “estrema” del pittore (sesso, droga, tisi: roba “da manuale” del bohemien), nonché la beffa delle false sculture al Black and Decker dei livornesi buontemponi…
Ma perché tanta superficialità sulla figura di questo grande artista, che è assai conosciuto dal pubblico, apprezzato dai collezionisti (che ormai devono “svenarsi” anche per un semplice disegno), desiderato dai maggiori Musei, che devono lottare con la scarsità di opere in circolazione (d'altronde Modigliani è morto giovane, Picasso pluri-ottantenne: fa la sua bella differenza!)? Ciò dipende forse dal fatto che i critici, più che studiarlo, hanno preferito “scannarsi” sulla autenticità o meno di molte opere attribuite al maestro: si legge qua e là anche di ricatti e minacce di morte, e con le cifre raggiunte oggi nelle aste non è poi strano. Solo dagli anni Novanta alcune mostre hanno iniziato un'opera di storicizzazione del lavoro di Modigliani, opera che nell'esposizione milanese trova ottimo seguito.

Nudo biondo - 1917
Nudo biondo - 1917
Livornese di nascita (nel 1884), Modì partecipò a pieno dell'avanguardia dell'epoca e rivolse il suo interesse, una volta giunto a Parigi nel 1906, all'arte primitiva e più particolarmente all'arte africana, oceanica, indiana e cambogiana, ma anche all'opera di Cézanne, per volgersi quindi subito a quella di Picasso ed al cubismo. Molti, insomma, degli “ismi” del Novecento lo sfiorarono senza però che ne sia diventato esponente codificato, “ufficiale”; d'altronde egli rifuggì sempre ogni conformismo, sia artistico che comportamentale, intento com'era nella spasmodica ricerca di dare vita a figure umane viste nella loro scarna essenzialità. Scarne sì, ma plastiche, come solo uno scultore sapeva rendere; scarne sì, ma poetiche, come solo un uomo profondo sapeva dipingere. La mostra milanese segue come filo conduttore la presenza nella vita dell'artista di tre importanti personaggi, Paul Alexandre (il medico mecenate), Paul Guillame (il mercante-collezionista) e Leopold Zborowski (il mercante-poeta): fu quest'ultimo a beneficiare del successo economico dei quadri del pittore dopo la sua morte, nel 1920, salvo perdere tutti suoi averi con la crisi del '29. Ma incomparabile emozione dà la sezione che contiene i quadri e i disegni che Modì realizzò per la compagna Jeanne Hébutene, e che ella stessa – ottima artista – realizzò al suo fianco. Emozione ancor più forte pensando a Jeanne che, pochi giorni dopo la morte di Amedeo, si suicidò pure se incinta del secondo figlio. Altro, allora, che artista “maledetto”! Ne emerge l'immagine di un uomo innamorato e fragile, debilitato dalla malattia, e di un pittore straordinariamente innovativo e consapevolmente “fuori dal coro”. Che poi gli esiti del suo lavoro siano stati, oltre che geniali, anche incredibilmente belli e facilmente fruibili da tutti non è cosa che gli possa essere incolpata, anzi… D'altronde l'angelo dal volto severo – bello com'era (le foto d'epoca ne fanno fede) – poteva forse dipingere qualcosa di brutto?

Mauro Reali



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  12 aprile 2003