
FOTOGRAFIA
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Gente di tonnara
Una mostra di Nevio Doz allo Spazio Zucchi di Milano
di Mauro Reali
La lotta tra i pescatori di tonno e le loro prede ha senz'altro qualcosa di epico. Lo dimostra la rituale sacralità di alcuni gesti propri della gente di tonnara, il coraggio, la forza che gli uomini debbono metterci in questa attività dalle origini antichissime. Insomma, tutte le volte che mi è capitato di vedere immagini (magari in qualche documentario televisivo) della pesca di tonnara sempre mi è venuta in mente un'altra esperienza estrema, antichissima: la tauromachia, o corrida che dir si voglia, performance oggi assai discussa e assolutamente politically uncorrect, ma al cui fascino io lo ammetto - non so resistere (in buona compagnia: Goya, Picasso, Hemingway
). La splendida mostra fotografica di Nevio Doz dal titolo Gente di Tonnara (galleria ClickArt, presso la sede espositiva di Zucchi Duomo, via Ugo Foscolo 4, Milano, fino al 3 maggio; info: www.zucchicollection.org) mi ha anch'essa evocato sensazioni simili, facendomi scaturire però un'altra considerazione che avevo finora colpevolmente accantonato. La pesca al tonno, infatti, come ce la presenta questo bravo fotografo, non è solo un agone tra gli uomini e le loro prede (una sorta di duello collettivo), ma è anche e soprattutto un faticoso lavoro! Nevio Doz ha per quattro anni seguito le vicende dei pescatori di tonni della ligure Camogli, delle siciliane Bonagia e Favignana, della sarda Carloforte. Ha vinto la diffidenza di questi austeri uomini di mare (del resto anch'egli, istriano, si professa tale) per unirsi a loro, ha studiato le notevolissime differenze tecniche di pesca tra l'una e l'altra località, e ne ha dunque tratto il materiale per questa esposizione. Come rappresenta, quindi, Nevio Doz la pesca al tonno? Nelle sue foto in bianco e nero i pesci non mancano, ma assai più presenti sono gli uomini, le smorfie del loro viso, la tensione dei loro muscoli, l'ansia o la soddisfazione dei loro occhi. Dunque è la fatica del lavoro ciò che l'autore ha voluto soprattutto immortalare, come anticipavo; e una foto dal titolo Volto di pietra raffigura un pescatore che sta portando un pesantissimo masso, da usare come peso per le reti: esso è tanto ingombrante che gli oscura il viso, rendendolo una sorta di figura simbolico-allegorica della fatica.
Ma non mancano anche foto per così dire epiche, come quella intitolata La tua morte, la mia vita, ove il pescatore che arpiona il tonno è plasticamente atteggiato proprio come il matador all'atto finale della corrida, quando la sua spada deve colpire a morte il toro inferocito. L'errore, per il torero, potrebbe essere fatale, ma anche per il pescatore lo sbaglio potrebbe avere gravi conseguenze economiche e di dignità professionale. Insomma, chi pensa che il tonno sia una morbida polpa rosa in una scatoletta di latta, corra a vedere le foto di Nevio Doz, free lance di lunga esperienza e collaboratore di autorevoli testate; dell'amore che lo lega al suo lavoro fa fede la cura con la quale egli in persona (quando ho visitato la mostra) cercava di riappendere al muro una fotografia i cui ganci facevano i capricci: un piccolo aneddoto, dunque, per dare ancora meglio l'idea di un grande fotografo.
Mauro Reali
18 marzo 2003