
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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De Chirico e Savinio, i fratelli metafisici
Due grandi mostre a Londra e a Milano
di Mauro Reali
La mostra londinese Giorgio de Chirico. The Myth of Ariadne (Estorick Collection of Modern Italian Art, 39a Canonbury Square, Londra. Da mercoledì 22 gennaio al 13 aprile, sito: www.estorickcollection.com) si propone di indagare come il mito di Arianna abbia influenzato tutta la produzione pittorica del grande maestro. Nato in Grecia, Giorgio de Chirico (1888-1978) trovò spesso nel mito classico la risposta alle sue ricerche umane ed artistiche; ricerche della quali il filo di Arianna è in qualche modo una rappresentazione simbolica. Arianna salvò infatti, con quel filo, l'amato Teseo dal labirinto e dalla furia del Minotauro: ne venne però poi abbandonata, meritandosi il compianto di poeti e pittori d'ogni tempo. Anche de Chirico sentiva l'arte come possibile salvezza dalle inquietudini dell'uomo moderno, e certo il filo che l'ha legato alla pittura, alla scultura, alla grafica non si è mai spezzato fino alla morte. Che poi anch'egli come Arianna abbia talora sentito venire meno il valore salvifico di questo filo è questione assai complessa: la produzione di questo artista è tanto enigmatica da non consentire risposte sicure
almeno in questa sede!
Un po' meno conosciuta al grande pubblico è forse l'opera del fratello di Giorgio de Chirico, il cui pseudonimo era, mutuato dal cognome materno, Alberto Savinio (1891-1952). Rimedia a questa dimenticanza a cinquant'anni dalla sua morte la splendida mostra Alberto Savinio alla Fondazione Mazzotta di Milano, in Foro Buonaparte (fino al 2 marzo; info: www.mazzotta.artv.it), che segue di qualche mese un'altra rassegna d'importanza fondamentale nella tedesca Monaco: De Chirico e Savinio. L'altra modernità, che vedeva accomunati i due fratelli nella loro particolare (e per certi versi poco moderna) concezione del moderno. Legato come Giorgio ad Apollinaire e poi vicino a Breton e ai surrealisti francesi, Savinio non fu solo pittore, ma anche scrittore, critico, scenografo e musicista: insomma, un intellettuale eclettico. E di questo eclettismo fanno fede le oltre settanta opere esposte a Milano, nelle quali appaiono i vari temi della fantasia saviniana (l'infanzia, i giocattoli, la riflessione sull'antico e sulle fondamenta della cultura occidentale). E nella sua pittura non manca neppure una fortissima e costante presenza del mito; altro elemento questo che lo avvicina all'arte del fratello, del quale condivise pure la stagione metafisica. Giunone e Latona, Dedalo, Niobe, Nettuno, ed anche Arianna si possono infatti ammirare nell'esposizione milanese; emanano però un senso di maggiore distacco, di minore mistero, vorrei quasi dire di ironico disincanto rispetto ai miti del fratello. Bellissimo esempio ne è proprio un'Arianna del 1939, quadro ove l'eroina riposa nuda sull'isola di Nasso dopo l'abbandono di Teseo: lontana dal clichet classicistico, ella è però divenuta una sensuale donna emancipata, con un cappello alla moda sulla testa e con taglio di capelli corto, tipico del periodo tra le due guerre! Chi ama la pittura non può davvero perdere questa mostra, che tra l'altro è assai più comoda da visitare rispetto a quella londinese. Vi do però un consiglio: visitatela sospinti solo dalla curiosità, dalla fantasia, dal fiuto e soltanto dopo acquistate la comoda guidina in vendita alla biglietteria, che servirà a consolidare le vostre conoscenze e razionalizzare le vostre emozioni.
Mauro Reali
2 febbraio 2003