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GIROVAGANDO PER MOSTRE
I fratelli Induno, pittori del Risorgimento
A Rancate, in Svizzera, una mostra da non perdere
di Mauro Reali

Induno
Chi non ricorda, strappato alla memoria visiva del sussidiario delle scuole elementari, il dipinto che raffigura Garibaldi che si imbarca a Genova, insieme con Nino Bixio e le sue mille camicie rosse? Siamo nel 1860, alle soglie dell'Unità d'Italia, e Gerolamo Induno dipinse l'evento in tempo reale, come un moderno reporter. Due anni dopo il fratello Domenico raffigurò invece la Milano che nel 1859 aveva udito (tra delusione e altre mille confuse sensazioni) l'annuncio della Pace di Villafranca, che spegneva molti ardori patriottici. Si potrebbe andare avanti – ma non è il caso – nell'elenco di fatti e personaggi del nostro Risorgimento raffigurati da Domenico (1815-1878) e Gerolamo (1825-1890) Induno – pittori e patrioti – artisti tra i maggiori dell'Ottocento lombardo. I due respirarono il clima romantico – quello della Milano del Manzoni, tanto per intenderci - già all'Accademia di Brera, ove furono allievi prediletti di Francesco Hayez, e il vicino Canton Ticino divenne luogo di rifugio per Domenico – il maggiore - durante la repressione austriaca successiva alle “Cinque Giornate”. Nasce qui il legame degli Induno con la Svizzera italiana, che ebbe altre tappe significative, e che oggi ne ha una – pure postuma – fondamentale: la mostra Intorno agli Induno alla Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate (tel. ++41-91-6464565), vicino a Mendrisio (meno di un'ora da Monza, insomma!). Fino all'1 dicembre, infatti, si possono ammirare numerosi quadri dei due fratelli e della loro “cerchia” (Bernardino Pasta, Giuseppe Reina, Angelo Trezzini, tra gli altri) di argomento risorgimentale, ma anche dipinti “di genere” e ritratti della “Milano che contava”, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. Chi ama l'arte romantica e risorgimentale e un certo realismo sociale (un po' populistico, alla Manzoni, lo dico senza alcuna allusione polemica: bambini affamati, fanciulle esangui, vecchi poveri e malati, soldati addolorati che lasciano le famiglie…) penso che non possa perdere questa mostra, che è davvero uno spaccato straordinario della cultura del tempo. Di un tempo nel quale si andava “facendo l'Italia”, terra allora largamente popolata da quell'umanità dolente tanto cara agli Induno. Ma era quella un'Italia ove il pittore Angelo Trezzini – che degli Induno fu cognato – seppe anche “scovare” (nel 1868) un ragazzino di Milano che “bigia” la scuola e sfumacchia beatamente al Parco Sempione, vicino all'Arco della Pace: vuoi vedere le abitudini degli studenti lombardi sono le stesse da più di un secolo ?

Mauro Reali


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  11 novembre 2002