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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Creature fantastiche
Francesco Petrollo all'atelier Michela Savaia di Albissola Marina
di Mauro Reali

Petrollo
E tre! Della collaborazione tra lo spazio Atelier Michela Savaia, Via Repetto 10, Albissola Marina (Savona) e lo Spazio Cultura di Milena Milani, Cortina d'Ampezzo, si è infatti già detto sull'Arengario in relazione alle mostre di opere dei pittori Guido Tallone e Vanni Viviani; ma – dice il proverbio – non c'è il due senza il tre (e probabilmente avremo anche il quattro, il cinque, il sei… perché il lavoro di questa giovane galleria ligure merita di essere seguito e valorizzato). Eccoci allora alla mostra (26 ottobre-20 novembre) del pittore, grafico, ceramista, scultore Francesco Petrollo, siciliano, classe 1948 ma che viva e lavora tra Berlino e il Lago d'Iseo. Ad Albissola si possono vedere per lo più sculture in bronzo (raffiguranti animali e fantasiosi soggetti mitologici, tra i quali un inquietante “angelo puttana”) e fogli a china, ma anche (e come potrebbe essere diversamente ad Albissola, patria delle maioliche d'arte?) piatti e oggetti in ceramica. Non conoscevo Petrollo, lo ammetto e un po' me ne vergogno perché vedo – da una pubblicazione che ho per le mani – che già negli anni Settanta scrivevano di lui il grande maestro Remo Brindisi e il critico Gillo Dorfles, e che sue opere sono un po' ovunque in Italia e all'estero; ma il bello dell'Atelier Michela Savaia è proprio quello di proporre spesso artisti diversi, dando modo a molti di venire in contatto coi loro lavori, e quindi apprezzarli, criticarli, o magari acquistarli… Lascio dunque la parola a Milena Milani, che nel depliant della mostra afferma «Tutto è sospeso, nelle opere di Petrollo, in inconscio desiderio di elevazione, di distacco dalla terra, per sopraggiungere gli spazi del cielo. Uomini e animali sono messaggeri dell'impossibile, si servono delle ali, aspirazione millenaria, dalla mitologia ai nostro giorni. Destrieri, tori, tucani, pavoni sono cavalcati da cherubini, da angeli, o da adolescenti di entrambi i sessi, nella loro castissima nudità priva di malizia, in cui i corpi si trasfigurano. Il bronzo, che Petrollo predilige nelle sue invenzioni barocche, evidenzia l'ansia del volo, di quella danza estrema che conduce alla felicità invocata, non soltanto spirituale». A queste parole poco altro aggiungo, se non ribadire che l'arte di Petrollo è un'immersione completa nel mondo della fantasia; di una fantasia però non pare fine a se stessa, ma evocativa (simbolicamente, allegoricamente?) di qualcosa di “altro”: cosa sia, questo “altro” io non lo so (la Milani parla di felicità, ma io vedo anche molta inquietudine…); certo è che alcune creature di quest'artista tanto mi ricordano quelle dei bestiari medievali, anch'essi simboli o allegorie di qualcosa d'altro che oggi ci sfugge. Soggetti mitologici (dunque classicismo), allegorismo attraverso animali fantastici (dal gusto tipicamente medievale), barocchismo stilistico (come giustamente ci ricorda Milena Milani), ci fanno dunque capire di essere davanti ad un'artista eclettico e colto, che merita di certo la menzione sul nostro giornale; e che merita dunque anche una visita.

Mauro Reali


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  4 novembre 2002