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GIROVAGANDO PER MOSTRE
L'opera grafica di Renoir
di Mauro Reali

Le chapeau čpinglé
Le chapeau čpinglé
La mostra Renoir e la luce dell'Impressionismo che vi è alla Fondazione Mazzotta di Milano (Foro Bonaparte; fino al 17 novembre, chiusa il lunedì), ha fatto molto discutere: ne ho sentito recensioni ottime (una alla radio RAI, ad esempio) ed altre meno buone (su parecchia stampa cartacea). Io, dunque, non farò un'altra recensione alla mostra (che comunque invito tutti a visitare: è vero che se mancano i capolavori più famosi – e chi li muove più dai loro Musei, coi tempi che corrono? – vi sono pur sempre splendidi Renoir, Delacroix, Courbet, Monet, Degas, Pissarro, Sisley…), ma mi voglio soffermare solo su un suo aspetto: la presenza di un'ampia documentazione dell'opera grafica di Pierre Auguste Renoir. La grafica – come tutti sanno – è spesso considerata il lato più commerciale degli artisti, che possono così “tirare” in molte copie loro opere partendo da una sola matrice (di recente – poi – alcuni scandali hanno messo a nudo certe tirature “gonfiate” a dismisura…). Chi vi scrive è invece un vero e proprio “fanatico” dell'incisione, che rivela spesso per alcuni autori capacità tecniche che non si vedono nella pittura. E poi, chi non conosce le incisioni di Piranesi, di Goya, di Fattori, di De Nittis e – dato che siamo a Monza – quelle splendide di Mosè Bianchi? Per non parlare di Toulouse-Lautrec, Cezanne, De Chirico, Dalì, Picasso… altro che arte “minore”! Tornando a Renoir, l'incisione – è bene ricordarlo – fu in vecchiaia per lui anche un espediente tecnico per sottrarre un po'ai pennelli le sue mani affaticate e deformate dall'artrosi. Lo vediamo cimentarsi nella cosiddetta puntasecca (la matrice è infatti incisa con una punta: l'esito è di grande raffinatezza e intensità grafica), con il ritratto della pittrice Berthe Morisot (1892), Sur la plage à Berneval (1892) e Le Chaepeau épinglé (1894), ove sono ritratte splendidamente la figlia della Morisot e sua cugina; nell'acquaforte (ove la matrice è corrosa con un procedimento chimico: l'esito è più “morbido” rispetto alla puntasecca), con La Fleuve Scamandre (1900), Bagnieuse assise (1906), Femme nue couchée (1906), Le Petit paysage (1908), Bagnieuse debout à mi-jambes (1910); nella litografia (che è di fatto una riproduzione a stampa da matrice trattata con materia grassa e acido), con alcuni ritratti (Richard Wagner, Louis Valtat, Claude Renoir) e con due versioni de Femme au cep de vigne (1904).
Sarà anche vero che gli Impressionisti sono famosi per il modo di trattare luce e colore. Ma la grafica – che non ha colori – rivela a pieno il tratto di Renoir, la sua bravura nel disegno e la sua capacità di evocare con pochi segni forme e figure; e – poi – al di là di tutto mi piace l'idea che il Maestro abbia avuto bisogno dell'aiuto di un artigiano stampatore, e che della stessa opera (il cui originale è la matrice) possano circolare più esemplari, e che molti – magari in molte parti del mondo – ne possano fruire contemporaneamente. Insomma, mi piace l'idea dell'incisione come variante più “democratica” della più aristocratica pittura.

Mauro Reali


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  18 ottobre 2002