
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Cogli la prima mela
Vanni Viviani, pittore delle mele, ad Albissola Marina
di Mauro Reali
Della collaborazione tra il giovane spazio Atelier Michela Savaia, Via Repetto 10, Albissola Marina (Savona) e lo Spazio Cultura di Milena Milani, Cortina d'Ampezzo, si è già detto sull'Arengario in relazione alla bella mostra di opere del pittore Guido Tallone . Ora questa collaborazione si ripete nell'allestimento dell'esposizione di pittura (con anche qualche pezzo di ceramica e di grafica) dell'artista Vanni Viviani (1937-2002), da poco scomparso ma già da tempo consacrato da una certa notorietà nazionale e internazionale. Notorietà concretizzatasi nelle quotazioni raggiunte dai suoi lavori e nel fatto che molti di essi siano conservati all'estero in importanti collezioni pubbliche e private; e di certo consolidata da un lussuoso libro su di lui edito recentemente dal raffinato editore Franco Maria Ricci. Ma cosa si può vedere ad Albisola, di Viviani, sino al 25 ottobre? Mele, ovviamente, mele e ancora mele (dalla Collezione Renato Bottazzi, Verona), dato che Vanni Viviani ha dipinto più o meno solo queste. Mele delle quali i critici si sono sforzati di trovare i più vari significati simbolici, metaforici, evocativi (Simbolo della vita o della natura? Mito? Totem?): il pensiero corre ad Adamo ed Eva, ma anche alla moderna simbologia newyorchese della Grande Mela! Significati che certo la mela con la sua rotondità, con la sua perfezione sembra suggerire ogni volta che la vediamo sui banchi del fruttivendolo; e che mantiene nei quadri di Viviani, ove appare nelle più varie fogge e colorazioni, anche se vi predomina il rosso. Mi piace pensare, a questo proposito, che le origini mantovane di Viviani pure nell'inseguimento dei modelli della Pop Art americana l'abbiano spinto a mantenere un'icona della sua campagna padana (il termine si badi è privo di qualunque coloritura politica!), della cui bellezza da sempre si era accorto: mela simbolo di perfezione dunque - (come l'uovo di Piero della Francesca) ma anche oggetto da moltiplicare meccanicamente all'infinito (come la Zuppa Campbell di Andy Wharol). Pittura antica e moderna insieme, quindi; arte apparentemente semplice e lineare, ma dalle mille allusioni colte e intriganti, adatta a molteplici livelli di fruizione. Vale dunque la pena di fare un salto a visitare la mostra albissolese: la stagione, tra l'altro è quella delle mele nuove, no?
Mauro Reali
15 ottobre 2002