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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Franco Rognoni all'Arengario
Un'occasione per scoprire un grande pittore
di Mauro Reali

Franco Rognoni
  
A cosa servono le mostre se non a conoscere ed imparare? Spesso, però, noi andiamo a visitare mostre su qualcosa o di qualcuno che già conosciamo, per meglio gratificare il nostro gusto: tutto ciò con il risultato di una scarsa apertura verso il nuovo.
La mostra Omaggio a Franco Rognoni all'Arengario di Monza (20 settembre-13 ottobre, chiusa il lunedì) è invece un'ottima occasione per conoscere un pittore che – tra i maggiori del secondo Novecento lombardo – non è però tra i più noti al grande pubblico. Intendiamoci, gli addetti ai lavori sanno bene chi sia, perché Franco Rognoni (1913-1999) ha esposto sue opere ovunque in Italia e molte anche in America, ha affrescato la motonave “Michelangelo”, ha creato scene e costumi per opere andate in scena alla “Fenice” di Venezia e alla “Scala” di Milano, sua città natale; e – considerazione non secondaria – è autore discretamente presente anche nelle battute d'asta, con quotazioni interessanti. Vedere da vicino i suoi lavori all'Arengario (oli e tempere, per lo più) è stata comunque per me un'emozione superiore alle aspettative, e pertanto invito davvero i lettori del nostro sito a visitare la mostra. Città, figure umane, paesaggi, colori lasciano trasparire la grande cultura pittorica di Rognoni, che spazia da citazioni picassiane, a echi di Chagall (splendido un Omaggio a Chagall in mostra) e Miro, a linee che ricordano quelle di Paul Klee, a figure che sono eredi della tradizione espressionista. Una cultura tanto vasta, produce esiti eclettici, di difficile classificazione, in bilico tra figurazione e arte informale; e tanto meno un artista è “etichettabile” tanto più – pur non essendo un caposcuola – è originale. Lasciare trasparire (e non celare, barando…) l'eredità dei grandi che lo hanno preceduto è un atto di omaggio verso la pittura, tutta, ed è inoltre la migliore prova di libertà espressiva: libertà “vigilata”, è vero, ma da Picasso, Miro, Chagall…, e non è poco davvero.

Mauro Reali


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  26 settembre 2002