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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Un'altra Guernica in Costa Azzurra?
A Vallauris una sorprendente e meno nota opera di Picasso
di Mauro Reali

Sanctuair de la paix
Sanctuair de la paix

 
Negli anni Cinquanta, Picasso – che in Costa Azzurra (beato lui!) passò buona parte della sua vita, fino a morirvi nel 1972, nel buen retiro di Mougins – si trovava a Vallauris (1948-1955), non troppo lontano da Antibes. Centro tradizionale di vasai e ceramisti, Vallauris fornì a Picasso gli stimoli e i contatti giusti per sperimentare anche questa tecnica, una delle tante che il maestro spagnolo praticò, insieme con l'olio, l'acquerello, il disegno, la grafica, la scultura, l'arazzo…: si farebbe forse prima a dire ciò che egli non ha sperimentato (riuscendo a trovarlo!), piuttosto che elencare ciò che ha provato a fare. D'altronde i geni non sono tali per caso. Ma torniamo a Vallauris ove il nostro fu attivo specialmente presso la fornace ceramica dello studio Madoura, che ancora esiste, e vende i pochi "pezzi pregiati" picassiani ancora in giro; chi li compra dimostra non solo di essere ricco – io purtroppo mi chiamo fuori…- ma di avere anche gran gusto, orientato in direzione originale e anticonformista. In quegli anni il "ceramista" Picasso non dimenticò però di essere pittore e – quasi invidioso dei suoi colleghi Chagall e Matisse che decorarono due cappelle nella vicina Vence, pensò ad una sorta di cappella "laica" (egli era attivista del Partito Comunista) che – negli anni della Guerra di Corea – ribadisse il suo orrore per la violenza di ogni conflitto bellico, già espresso in precedenza con Guernica. Picasso trovò in una duecentesca cappella di Vallauris, inglobata in una struttura fortificata che ora è sede di un interessante Museo della Ceramica, il luogo adatto per tale impresa: e ancor oggi lì (con lo stesso biglietto del predetto Museo della Ceramica), possiamo ammirare l'esito del suo lavoro. I pannelli dipinti (finiti nel 1952, installati nel 1954 e donati allo stato – che ha elevato la cappella al rango di Museo Nazionale – nel 1956), rappresentano sui due lati rispettivamente gli orrori della Guerra e i benefici della Pace, mentre l'ex abside è decorata con l'allegoria della fraternità tra i popoli, al centro della quale – picassiana più che mai – campeggia la paloma. Vivace è il cromatismo dell'opera, eccezionalmente efficace è il suo impatto visivo sul visitatore; visitatore che – volendo – può ancora "inseguire" Picasso per gran parte della Costa Azzurra, ed in primis nella vicina Antibes che lo vide condividere con giovanissima pittrice Françoise Gilot un piano dell'ex castello Grimaldi che ora è l'imperdibile Musée Picasso e che conserva i prodotti di quella straordinaria stagione creativa. Insomma, monzesi e non, che d'estate fate i "bagnanti" (come si diceva una volta…) tra Liguria e Francia del sud, lasciatevi attirare dalla "grande" pittura; e non del tutto inutile forse, prima di questa visita, sarà rileggere i due articoli che l'Arengario ha già dedicato al grande pittore spagnolo (Picasso minore a Savona, Tutti parlano di Picasso).

Mauro Reali


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  29 luglio 2002