
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Incisioni neoclassiche a Villasanta
In mostra le opere del monzese Giuseppe Longhi
di Mauro Reali
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Galatea (particolare) |
Chi segue le recensioni dell'Arengario sa che in occasione del commento alla grande mostra a Palazzo Reale di Milano già avevo parlato dell'anno del Neoclassicismo. Ribadisco il concetto e con maggiore forza dopo avere visto una mostra ospitata alla Villa Camperio di Villasanta dal 2 al 23 giugno (orari 16.00-19.00 da martedì a domenica; ingresso libero), curata dal critico Alberto Crespi; ha titolo Giuseppe Longhi e il suo tempo: l'incisione neoclassica di traduzione, e alla sua realizzazione ha concorso - oltre che il Comune di Villasanta (davvero infaticabili le iniziative culturali dell'assessore Rosanna Lissoni
) - anche il Lions Club Monza Host. Monza non fu dunque solo patria di illustri artisti dell'Ottocento (come ho appena scritto in una recensione ad un recente volume sulla pittura lombarda), se generò nel secondo Settecento anche Giuseppe Longhi (1766-1831). Egli fu uno dei maestri settecenteschi dell'arte dell'incisione, e di certo un esponente di spicco del Neoclassicismo lombardo, nonché professore a Brera e artista di spicco dell'entourage napoleonico. E di lui, come pure del napoletano Raffaello Morghen (1758-1833), che di Longhi fu contemporaneo e rivale, e di alcuni dei loro allievi, sono visibili a Villasanta trenta acqueforti originali, i cui soggetti sono per lo più riproduzioni a stampa di opere di pittori precedenti, specialmente di maestri rinascimentali (come Raffaello, Marco d'Oggiono e Scuola leonardesca), manieristi e addirittura del grande Rembrandt. Alberto Crespi all'atto dell'inaugurazione ha spiegato che tale produzione non fu solo una moda culturale o uno sfoggio di bravura da parte di questi artisti neoclassici, ma anche un modo (in assenza della fotografia) di veicolare a mezzo stampa (ma lo potrò scrivere?) i capolavori dell'arte dei secoli precedenti; non so se sia possibile parlare di vera e propria divulgazione in senso moderno (ne parlo io, liberando i curatori da qualunque responsabilità
), ma certo questo fenomeno un po' gli assomiglia. E lo ribadisce il fatto che Longhi ad esempio tradusse a stampa anche i Fasti napoleonici dipinti a Milano da Andrea Appiani, trasformando in multiplo l'unicum pittorico ed ampliandone così la possibilità di fruizione. Credo dunque che nessun amante dell'arte possa perdere questa mostra, ove sono esposte stampe di rara raffinatezza: lo stupore del pubblico il giorno dell'inaugurazione di cui sono stato testimone - ne fa fede. Stupore cui ho invero aggiunto anche il mio, poiché se da appassionato conoscevo già gli artisti sopra menzionati, non ne avevo mai visto direttamente le opere; e vederle così, nella loro fisicità ve lo garantisco - è tutta un'altra cosa rispetto alle foto sui libri: provate ad avvicinarvi ad esempio alla Galatea di Longhi (da Francesco Albani) (n.7), o alla Madonna del lago, sempre di Longhi (da Marco d'Oggiono) (n.12), e a contemplare da vicino la qualità dell'incisione! Se a ciò aggiungiamo che l'allestimento della mostra è nella luminosa Sala polifunzionale della Villa Camperio, dalla quale si può vedere come ameno contorno il verde del giardino circostante, possiamo davvero concludere che l'esito non poteva essere migliore; l'unico neo (si fa per dire) è che dura solo fino al 23 giugno, e che dunque chi vuole visitarla non ha troppo tempo da perdere.
Mauro Reali
4 giugno 2002