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Artefà cambia città
di Michele Del Curto

Omaggio a Pablo Neruda
Omaggio a Pablo Neruda - scultura su cemento poroso

30 marzo 2002: alle sette e mezza Angela Paggi chiude come tutte le sere le serrande del suo laboratorio artistico in via De Gradi; questa volta, però, sa che a partire dalla settimana seguente non le aprirà più allo stesso indirizzo, ma a Vighizzolo di Cantù, in via Albinoni 9. Un ultimo sguardo alla vetrina vuota, ancora piena di colori, dove campeggia solo lo striscione “Artefà cambia città”; un saluto ai suoi amici e vicini commercianti e poi in macchina, direzione Vighizzolo.

“Artefà”: così aveva deciso di chiamarlo al momento della sua inaugurazione a giugno dell'anno precedente; quel nome doveva contenere la sua personalità, la sua professionalità, le sue esperienze artistiche; doveva racchiudere in sé sia un termine che riportasse alla sfera dell'arte, quali appunto sono le sue creazioni, sia un verbo che fosse in grado di riportare alla sua naturale vocazione: quella di creare, di fare con le proprie mani. Forse è per questo che si definisce un'artigiana: per non perdere il contatto con la materia da plasmare, per far capire ai suoi clienti ed amici che a fine giornata deve lavarsi le mani sporche di colori, colle, solventi; o forse per una forma di umiltà che la porta a rifiutare l'etichetta di artista.

Al di là delle etichette Angela Paggi era riuscita a creare uno spazio d'incontro tra opere d'arte e pubblico: una bottega all'interno della quale ricevere il pubblico con il suo grembiule bianco addosso, recante ancora le tracce di colore del suo ultimo lavoro. Un luogo in cui creava, esponeva e vendeva i suoi mosaici, le sue decorazioni, le sue sculture e le sue creazioni d'ogni genere. Artefà cambia città, ma non filosofia.

Michele Del Curto


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  15 aprile 2002