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GIROVAGANDO PER MOSTRE
L'anno del Neoclassicismo
Una grande mostra a Milano, ma non solo…
di Mauro Reali

Andrea Appiani - Giuseppina de Beauharnais
Andrea Appiani - Giuseppina de Beauharnais

 
Gli amanti dell'arte e della cultura sapevano da tempo che l'evento-chiave del 2002 lombardo sarebbe stata la mostra Il Neoclassicismo in Italia. Da Tiepolo a Canova, aperta dal 2 marzo fino al 28 luglio ovviamente all'interno del “neoclassico” Palazzo Reale di Milano (chiuso lunedì; orari 9.30-19.30; giovedì sino alle 23.00. Biglietto euro 9,30; Catalogo Skira euro 40). Si sa inoltre che sono anni che i curatori della mostra – Fernando Mazzocca, Enrico Colle, Alessandro Morandotti, Stefano Susinno, Liliana Barroero - sono all'opera per fare convergere a Milano capolavori (non solo quadri, ma anche statue, mobili, arredi…) da ogni parte d'Italia, e non solo, e cioè da ben 150 musei e da varie collezioni. E con che risultato, ci si chiederà? Molto, molto interessante, a mio giudizio, poiché ci illustra con completezza la cultura artistico-figurativa dell' Italia nell'ultima fase del XVIII secolo e nei primissimi anni del XIX. Il visitatore inizia prendendo contatto con alcune manifestazioni di recupero del mondo classico e di idealizzazione dell'Italia della metà del Settecento (splendide le vedute romane di Giovanni Paolo Panini), osserva la nascita del “nuovo stile” nella pittura di Tiepolo (che non rinnega il naturalismo barocco ma non disdegna profonde aperture classiciste), ammira l'enorme produzione culturale e artistica delle Accademie e delle mecenatesche corti italiane (splendide le sale su Torino, Napoli, Parma, Firenze, Roma e – soprattutto - sulla Milano neoclassica), per concludere immergendosi nel mondo dello scultore Antonio Canova, il “nuovo Fidia”. Non posso soffermarmi su tutte le opere esposte, ovviamente, per questioni di tempo, spazio e competenze insufficienti (a questo proposito, comprate il catalogo: un libro “che resta” davvero nella biblioteca di chi ama la cultura; o almeno consultate il sito www.neoclassicismo.it ); scelgo dunque, come al solito, qualche esempio seguendo il mio gusto personale. E come, allora, non correre nelle sale “milanesi”? Come non ammirare – piccolo ma intrigante – il piccolo olio di Antonio Perego che ritrae l'Accademia dei Pugni (cioè Cesare Beccaria, Alessandro e Pietro Verri) intenti a discutere di filosofia illuminista o economia? E come non lasciarsi appassionare dai dipinti di Andrea Appiani – ben conosciuto dai monzesi - che ritrae tra l'altro proprio Napoleone e Giuseppina de Beauharnais, uomini del suo tempo, ma contemporaneamente già miti “classici”? E che raffigura proprio il Bonaparte – in un cartone intelato recentissimamente acquisito del Comune di Milano – combattere nella battaglia di Lodi come fosse il mitico Alessandro Magno? Non parliamo poi dei mobili intarsiati dal grande ebanista di Parabiago Giuseppe Maggiolini: roba da non credere! Ma per non sembrare troppo campanilista, vi invito anche a contemplare le opere di quel Canova che – a prescindere dalla sua origine o nazionalità – è davvero un “patrimonio dell'umanità”. Più che alle statue – più o meno note – vi indirizzo verso due stele funerarie scolpite per la famiglia Mellerio e verso la serie di tredici toccanti bassorilievi approntati per il principe Rezzonico, oggi di proprietà della Fondazione Cariplo (uno degli sponsor della mostra).
Quante cose – però - ho omesso! Forse, lo dichiaro pubblicamente, avrei fatto meglio a dare una semplice, anonima, segnalazione dell'evento… Eppure, ciò che mi ha spinto a una recensione siffatta (e molto orientata in chiave lombarda…) sono anche due recenti eventi monzesi: i nuovi progetti di restauro e valorizzazione della Villa Reale (neoclassica come poche altre: se ne parla qua e là anche nel catalogo della mostra!) e la pubblicazione, proprio ieri 12 marzo, della nuova eccellente Storia di Monza, ove – come è ovvio – si parla anche della Villa Reale e di altre manifestazioni locali di Neoclassicismo (la mia recensione è già “in cantiere”, ma il libro è lungo: datemi tempo!). Sento dire anche di vari incontri, conferenze – a Monza e dintorni (ne daremo più precisa menzione) – sul secondo Settecento: che sia proprio, come ho detto nel titolo, l'anno del Neoclassicismo? Non sarebbe proprio male, anche nell'ottica di una ricerca di equilibrio culturale. Lo scorso anno infatti – come negarlo? – è stato quello di Picasso e del suo eclettico sperimentalismo, e abbiamo visto la realtà da lui pur sublimemente deformata e soggettivamente reinterpretata dalla sua inquietudine; quest'anno invece – col Neoclassicismo – abbiamo un brusco ritorno all'ordine formale e alla serena, oggettiva, armonia classica. E io, “cerchiobottista” (il termine è di Di Pietro, non certo un critico d'arte, ma rende bene l'idea…) tra queste due diverse emozioni non saprei proprio cosa scegliere…

Mauro Reali


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  14 marzo 2002