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Cosimo Miccoli, intarsiatore autodidatta
Una singolare liason tra Sorrento ad Agrate
di Mauro Reali

Donna affascinante del primo Novecento

Donna affascinante del primo Novecento

 
Ricordo di arte etrusca

Ricordo di arte etrusca

 
Leggo sul numero di febbraio 2002 della rivista “Antiquariato” che a Sorrento vi è un Museobottega della tarsia lignea, che oltre che documentare il passato propone in vendita oggetti tipici della locale ebanisteria, che eccelle in trafori ed intarsi. Queste cose mi fanno davvero piacere, perché se creatività artistica significa cultura e tradizione, può significare pure – e non certo in alternativa - occupazione e benessere economico; e chi conosce la storia dell'arte, infatti, sa quanto sia labile – talora inesistente – il confine tra arte e artigianato; e che un buon artigianato, di qualità, abbia sempre alle spalle un valido backgraund di tipo artistico.
Ma che c'entra Sorrento con Agrate, direte voi? C'entra, c'entra! Infatti ad Agrate vive Cosimo Damiano Miccoli, cinquantenne, pugliese di Trinitapoli, nel Foggiano; un uomo che, dietro la quotidianità di un lavoro impiegatizio, coltiva da anni l'arte dell'intarsio. Del tutto autodidatta, Cosimo è un vero esperto nella complessa arte di ottenere – attraverso tarsie policrome di legno – immagini di ogni tipo; egli infatti inventa soggetti originali, riproduce opere d'autore (prendendo spunto – tra gli altri – dall'arte antica, da Botticelli, da Tiepolo fino a Escher) e – quel che più mi piace – contamina invenzione, riproduzione, deformazione….Insomma, se gli chiedi donde abbia ripreso quelle decorazioni geometriche per il piano del tavolino a cui sta lavorando, ti fa vedere un foglio ove sono riprodotte le trifore del Palazzo Ducale di Venezia, che lui ha però “rivisto” con il proprio occhio; e chissà se in questo lavorìo non riemergano inconsciamente i profili monumentali delle chiese della “sua” Puglia - lasciata da adolescente – ove iniziò però a coltivare l'amore per l'arte e la passione per l'antico: “Da noi” – dice con un po' d'orgoglio - “stazionava Annibale in lotta contro i Romani!”. Mi ricorda, l'arte di Cosimo, quella degli annodatori dei tappeti orientali: nei loro tappeti, più o meno schematizzate, si vedono la pianta della moschea, il minareto, le mura delle città, riprodotte così, a memoria, e gioiosamente deformate.
Ma perché Cosimo fa tutto cio? Non certo per vendere, giacché non si priva volentieri dei suoi lavori (anche se – forse – potrebbe cominciare a pensarci!). E sa anche che la sua attività artigiana non gli darà notorietà pari alla fatica messa, e neppure ai soldini spesi: il legno pregiato – ci spiega – costa carissimo, e perciò non ne spreca nenche un millimetro! Lo fa per passatempo, per mera passione, dunque. Però gli piacerebbe fare qualche mostra, anche locale; gli piacerebbe che qualcuno vedesse i suoi intarsi e gli desse un giudizio, anche tecnico sul suo lavoro; gli piacerebbe incontrare altri appassionati per potere con loro scambiarsi utili esperienze. Chi scrive, non è davvero un esperto di intarsi; può solo dire che – a proprio giudizio – Cosimo è uomo tenace e i suoi “prodotti” sono gradevoli, e per questo ha scritto volentieri questo pezzo. Ma la rete di Internet è grande e forse qualcuno – vedendo qui riprodotta qualche sua fatica – può avere voglia di saperne di più e contattarlo: lo faccia pure scrivendo all'Arengario.

Mauro Reali



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  2 marzo 2002