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GIROVAGANDO PER MOSTRE  
L'allievo e il maestro
Le mostre di Riccardo Colombo a Monza e di Achille Funi a Milano
di Mauro Reali

La passeggiata

La passeggiata, di Riccardo Colombo
All'Arengario di Monza, fino al 24 febbraio 2002 (ore 10.00-13.00; 15.00-19.00 chiuso lunedì, ingresso libero) è visitabile la mostra antologica dedicata all'eclettico pittore monzese Riccardo Colombo, che proprio quest'anno compie ottant'anni; ottant'anni spesi tra lo studio a Brera, la docenza nella Scuola Media e Superiore, l'attività di sensibile poeta e di pittore sempre in costante traformazione, vuoi nelle tecniche, vuoi nei temi. All'inaugurazione del 24 gennaio le autorità comunali e gli enti culturali monzesi erano rappresentati ai massimi livelli; non solo, c'era anche tanta gente “comune”: segno – questo - di un legame profondo tra Monza e questo suo interessante artista. Intendiamoci, non si aspetti – l'ignaro visitatore – l'esposizione di capolavori di un maestro del Novecento; saremmo disonesti ad ammetterlo. Così come saremmo disonesti a non vedere nei dipinti di Colombo echi e citazioni di quei grandi maestri, cui – nei vari periodi – egli ha cercato di accostarsi, con l'onestà di chi sa che con loro è impossibile competere: meglio assumerne, ancorché in ritardo, soluzioni tematiche ed espressive per poi cercare di rielaborarle. Egli stesso – all'inaugurazione – ha ammesso l'emulazione del grande Cezanne nei begli oli a spatola degli anni Cinquanta, tra i quali spicca l'affascinante La passeggiata del 1958; né è impossibile – per noi – vedere in altre sue opere allusioni alle esperienze cubiste e futuriste, nonché più dirette citazioni dell'arte di Carlo Carrà e Mario Sironi, e - perché no? – pure di quell'Achille Funi che fu – al pari del grande Aldo Carpi - professore di Colombo all'Accademia di Brera. Sì, di quell'Achille Funi del quale allo Spazio Oberdan di Milano vi è una bella mostra dal titolo Achille Funi 1890-1972. L'artista e Milano (10.00-19.30; martedì e giovedì fino alle 22; chiuso lunedì; fino al 24 febbraio, proprio come la mostra di Colombo! Biglietti: euro 6,25). Funi (come in parte anche Carrà e Sironi…) dal Futurismo mosse verso l'esperienza metafisica per giungere poi a partire dagli anni Trenta ad una conclamata voglia di monumentalità, di classicità di forme (che sarebbe troppo sbrigativo bollare tout-court come fascista!). Non voglio certo spingermi in forzose analogie, ma si parva licet componere magnis (mi scuserete il vezzo della citazione virgiliana…) anche Colombo – di una generazione più giovane – seguì un percorso che, se non è certo il medesimo, si è nutrito però delle medesime matrici culturali: Carrà, Sironi, Funi furono dunque modelli di pittori come Colombo (e non solo), che hanno quindi contribuito anch'essi, ancorché “in seconda battuta”, a creare quel grande e inestricabile ginepraio artistico che è stato il Novecento. Ah, il Novecento, altro che “secolo breve”! Deve essere stato davvero lunghissimo: come farebbe altrimenti a contenere tutto ciò che ha prodotto?

Mauro Reali

P.S. Chi visiterà la mostra di Riccardo Colombo, guardi anche le cartelle con schizzi disegni, acquerelli: troverà piacevoli sorprese (anche qualche bello scorcio monzese) e risultati artistici – a giudizio di chi scrive – anche superiori alla produzione ad olio.


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  5 febbraio 2002