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GIROVAGANDO PER MOSTRE
Le “trasparenze” dell'acquarello
Alla Pinacoteca Züst di Rancate una splendida esposizione di pittura
Mauro Reali


Dal terrazzo
Luigi Conconi, Dal terrazzo, 1887, acquarello su carta, cm 27 x 44, Courtesy Quadreria dell'800, Milano

Capita, talora, bazzicando musei e mostre, ma anche gallerie antiquarie o aste, di sentire parlare – neanche tanto sottovoce… - delle opere all'acquarello (ma anche delle tempere, dei pastelli, dei disegni, e – in generale – di quadri dal supporto cartaceo… ) come espressione di un'arte “minore”. Quasi che solo il mitico “olio su tela” rappresenti, per gli artisti d'ogni tempo, il vero cimento pittorico… Per chi vi scrive (e già lo ha più volte ribadito), nulla è più falso di tale affermazione; ma se non bastassero le mie parole, c'è una possibilità di constatarlo direttamente andando a visitare fino all'8 gennaio 2012 una bella mostra alla pinacoteca Züst di Rancate (Svizzera), ente che – quanto a scelte espositive – non sbaglia davvero mai un “colpo” (info: www.ti.ch/zuest ) !

Maternità
Luigi Rossi, Maternità (particolare), 1895-1898 circa, acquarello su carta, cm 41,5 x 25, Courtesy Quadreria dell'800, Milano

L'acquarello tra Romanticismo e Belle Epoque, mostra infatti come la tecnica dell'acquarello sia stata praticata con successo durante l'Ottocento da veri e propri “mostri sacri” della pittura italiana tra Romanticismo e Verismo, come Francesco Hayez, Giuseppe Molteni, Giuseppe Bertini, Eleuterio Pagliano, Domenico e Gerolamo Induno, Sebastiano De Albertis, Mosè Bianchi; e che poi – verso la fine del secolo – la stagione della Scapigliatura abbia visto eccellere in questa tecnica – tra gli altri - Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Luigi Conconi: d'altronde, le sfumature, i tremolii, le “trasparenze” (appunto…) dell'acquarello bene si prestavano a rendere quel senso di fugacità e malinconia che gli scapigliati volevano imprimere alle loro opere. Ma la mostra non finisce qui, e propone (in tutto sono un centinaio…) opere anche di altri pittori, e – su tutti – una bella scelta di quadri dei due tra i maggiori acquerellisti a cavallo tra Ottocento e Novecento: Paolo Sala e Luigi Rossi. Paolo Sala era milanese, giramondo, e dipingeva Milano, Venezia, Londra, Mosca con la stessa disinvoltura: per lui i collezionisti impazzivano già allora, e anche oggi i suoi dipinti alle aste “volano”, con quotazioni che difficilmente l'acquarello altrimenti raggiunge. Luigi Rossi, ticinese, predilesse invece soggetti meno “mondani” e più sofferti, come la struggente Maternità (1895-98) che è sulla copertina del bel catalogo, edito da Allemandi e curato da Sergio Rebora e Paolo Plebani, curatori anche della mostra (con il coordinamento organizzativo di Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla).

Sul Tamigi
Paolo Sala, Sul Tamigi, 1900-1905 circa, acquarello su cartone, cm 67 x 111, Galleria d'Arte La Colomba, Viganello

Come al solito, termino la recensione con qualche nota più “personale”. Poiché la testata su cui appare è monzese, non dimenticherò anzitutto di ricordare la presenza di due opere di artisti monzesi (oltre al già citato Mosè Bianchi), e cioè Pompeo Mariani (Figure sulla spiaggia, 1909) ed Emilio Borsa, con una veduta del Lambro sotto la neve di rara intensità (Nevicata in marzo, 1919 circa). Ma neppure rinuncerò a qualche vera e propria “impressione” soggettiva, ricordando tre quadri che – tra tutti gli altri – mi hanno particolarmente impressionato. In primis due di Luigi Conconi, pittore tra i miei favoriti: il luminoso Mattino della domenica, del 1897, e il “sensualissimo” Figura femminile, del 1887, ma anche – come terzo - lo spettacolare e colorato La raccoglitrice di fiori di Eugenio Gignous, del 1874. Guardando – estasiato – quest'ultimo “gioiellino” mi sono allora chiesto: cosa gli manca – a livello di luminosità, cromatismo, suggestioni emotive – per essere al livello della più rinomata “Macchia” toscana? Per me (ma è opinione, lo ripeto, personale) non gli manca davvero nulla…

Mauro Reali

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  11 ottobre 2011