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GIROVAGANDO PER MOSTRE

Un viaggio tra arte e devozione
Splendide icone russe a Monza, alla galleria “Marco Monti”
di Mauro Reali


Il nostro occhio non sempre riesce a cogliere tutte le implicazioni – artistiche, storiche, culturali, e soprattutto teologiche – dell'icona, manifestazione tipica della religiosità e della devozione dei fedeli ortodossi, che ha avuto nella Russia degli zar le sue più alte manifestazioni. I nostri “limiti” (di gusto, di competenze…), ci fanno dunque sentire la ieraticità di queste immagini lontana dalla nostra sensibilità, e potrebbero indurci a credere che l'arte dell'icona sia qualcosa di ripetitivo, seriale; insomma “vista una, viste tutte”.

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Chi visiterà invece la mostra Antiche icone russe tra arte e devozione, presso la galleria monzese “Marco Monti, Arte e cornici” (Via Volta 17; www.montiartecornici.it) avrà invece più di una buona occasione per smentire questa idea. Infatti Marco Monti, con la preziosa collaborazione del prof. Gianfranco Bertolo, ha allestito un'esposizione di grande bellezza e varietà: altro che conformismo e ripetitività! Rarissime icone “da viaggio” in bronzo - piccoli gioielli di produzione settecentesca - si affiancano ad immagini grandi e solenni, come una splendida “Madonna della tenerezza” (fine XVIII-XIX secolo) cui è stata apposta – nel 1913 – un'iscrizione che ricorda i trecento anni di regno dei Romanov. Preziose icone ricoperte da una lamina d'argento (“riza”), secondo un usanza posteriore al 1635, campeggiano non lontano da piccole immagini devozionali di san Simeone da dare ai soldati malati e ricoverati in ospedale. Raffinatissimo, inoltre, un crocifisso a 8 punte – tipico della Russia del Nord – che è posto vicino ad una stupenda icona lignea che raffigura il volto San Nicola, che appare impresso su una specie di “sindone”. Ed inoltre molte altre raffigurazioni della Madonna, del Cristo e dei Santi, opera di artisti che - in molti casi - erano monaci e che pensavano a questi dipinti come a un potente strumento di “catechesi” per un popolo di devoti per lo più analfabeti.

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E se chi ha letto la mia recensione al libro di Nico Orengo Hotel Angleterre, appena pubblicata sull'Arengario, si è forse immerso nella Russia nobiliare di fine Ottocento – divisa tra San Pietroburgo e San Remo… - chi visiterà la mostra di cui stiamo parlando si immergerà in una Russia molto meno frivola e più profonda, una Russia che la Rivoluzione d'ottobre aveva “congelato” ma che – sotto la cenere – non ha mai spento il suo sacro fuoco. Suggerisco, per chi potrà, di andarci il mercoledì o venerdì, nel tardo pomeriggio, nonché il sabato – per tutto il giorno – poiché troverà anche (oltre alle icone), la cortesia e la cultura del prof. Bertolo che ben volentieri farà da “guida” a chiunque voglia sapere qualcosa di più. Chi vi scrive ne ha abbondantemente “approfittato” e credo che non farlo – per tutti - sarebbe un vero peccato. Non va, da ultimo, ricordato che chi lo vorrà potrà acquistare qualcuno di questi bellissimi oggetti: si tratterà di un investimento (più o meno impegnativo, poiché c'è un ampio ventaglio di prezzi) del quale i nostri occhi potranno fruire ogni giorno.

Mauro Reali

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  8 dicembre 2007