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GIROVAGANDO PER MOSTRE
De Chirico e Savinio a Lissone
Eccezionale mostra di due “mostri sacri” dell'arte del Novecento
di Mauro Reali



Ancora una volta il Museo d'arte contemporanea di Lissone propone una mostra di altissimo livello e – davvero – di respiro internazionale. Di respiro internazionale, dicevo, poiché i dipinti in mostra sono di quello che è forse considerato il maggiore pittore italiano del Novecento, Giorgio de Chirico (1888-1978), e di suo fratello Andrea (1891-1952), più noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio. I due curatori, Luigi Cavadini, direttore artistico del Museo, e la studiosa Silvia Pegoraro, hanno in questa sede cercato di instaurare un “colloquio” tra le esperienze artistiche dei due fratelli, e infatti il titolo dell'esposizione – aperta dal 28 ottobre al 27 gennaio – è Colloquio. Giorgio de Chirico e Alberto Savinio (Catalogo Silvana editoriale).

Colloquio o Oreste e Pilade
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Colloquio o Oreste e Pilade di Savinio è inoltre la prima opera che il visitatore potrà ammirare in mostra; il richiamo, l'evocazione, dell'antichità greca che vi troviamo è uno degli aspetti che accomunano la poetica dei fratelli de Chirico, che entrambi in Grecia sono nati. Dopo un percorso di formazione parallelo, nel 1912 i due però si differenziano, ciascuno alla ricerca di una propria strada: la pittura per Giorgio – da subito “protagonista” del vorticoso clima delle avanguardie novecentesche - la musica e la letteratura per Andrea, che riprenderà a dipingere con costanza solo nel 1925. E sarebbe davvero difficile, in breve, delineare i caratteri salienti della loro pittura; basterà però accennare all'esperienza “metafisica” di Giorgio, alla vicinanza di entrambi al Surrealismo – mediante la frequentazione dell'ambiente parigino – e ad un successivo distacco da esso; e quindi alla straordinaria ed eclettica ricerca di de Chirico, il classicheggiante pictor optimus, che nel recupero del mito (cavalli, gladiatori, archeologi, etc…) o della tradizione (Tintoretto, Rubens, Delacroix…) cerca una risposta alla “crisi” dell'uomo del Novecento, nonché alla vena visionaria ed ironica di Savinio.

L'enigma del ritorno
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Di tutto ciò abbiamo testimonianza in oltre sessanta quadri, per lo più dipinti ma anche disegni, in larga parte provenienti da collezioni private. Come al solito, voglio evitare un approccio troppo “filologico” alle opere, per suggerire invece ai visitatori di lasciarsi immergere in un mondo davvero fantastico, davvero “alternativo” alla nostra realtà quotidiana.

Cavalli e Dioscuri in riva al mare
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Cosa dire infatti davanti all'Enigma del ritorno, a Ettore a Andromaca, ai Cavalli e Dioscuri in riva al mare di Giorgio? È come se ci trovassimo davanti nello stesso momento alle nostre paure e al tentativo di superarle…

Le navire perdu
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Penelope
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Per non parlare dell'immaginoso Le navire perdu di Alberto, davvero eccezionale, come il dissacrante ritratto di Penelope col volto d'oca, o l'inquietante Riposo di Hermaphirodito. Insomma, i quadri dei fratelli de Chirico – oltre a “colloquiare” tra loro - “colloquiano” anche con i nostri occhi e con il nostro mondo interiore, fatto di sogni, fantasie, inquietudini. Grande pittura, dunque, e tutto questo davvero a due passi da Monza: l'invito del vostro recensore è dunque a non perdere assolutamente questa mostra, che – sono sicuro – richiamerà appassionati anche da città ben più lontane.

Mauro Reali

Il riposo di Hermafrodito
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  30 ottobre 2007