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Pellizza da Volpedo a cent'anni dalla morte
Importanti mostre a Volpedo, Tortona e Vigevano
di Mauro Reali
Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868 - 1907), è stato uno dei grandi della pittura italiana moderna. Formatosi a Brera, e poi allievo anche delle Accademie di Roma e di Firenze, si avvicinò al Divisionismo attraverso Segantini, Morbelli e Previati, dei quali fu corrispondente ed amico. Da Morbelli, inoltre, mutuò l'idea di una pittura che fosse non solo esperienza artistica, ma anche e in qualche caso soprattutto momento di impegno sociale. Non a caso il suo Quarto Stato - conservato presso la Galleria di Arte Moderna di Milano è considerato oggi uno dei più alti esempi di pittura impegnata, ed è diventato a buon diritto quasi un simbolo delle lotte delle classi subalterne per ottenere i propri diritti. Proprio il Quarto Stato è stato esposto pro tempore (fino allo scorso 16 settembre), in occasione del centenario della morte dell'artista, nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano. Ma agli appassionati di questo pittore non mancheranno anche prossime occasioni per potere ammirare sue opere; e di certo, nell'anno del centenario, costoro dovrebbero consultare spesso il sito web www.pellizza.it per essere continuamente informati.
Ricorderò anzitutto la mostra Luce, controluce, iridescenze. Pellizza e gli amici divisionisti (curata da Aurora Scotti), suddivisa tra lo Studio di Pellizza a Volpedo e la Pinacoteca della Fondazione CRT di Tortona, fino al 21 ottobre: spicca, tra le altre, la meravigliosa tela Idillio primaverile (1896-1901), che da sola vale il viaggio E sempre a Tortona, fino alla stessa data, sarà visitabile a Palazzo Guidobono l'esposizione Un protagonista del Divisionismo italiano. Giuseppe Pellizza e il suo mondo, mostra documentaria a cura dell'Associazione Pellizza da Volpedo e dei Musei di Pellizza, già nobilitata dall'allestimento (nella scorsa primavera) all'Istituto di cultura Italiana a New York. Ma da qualche giorno (e fino al 18 novembre) anche il Castello Visconteo di Vigevano ospita in buona compagnia un'opera del Nostro. Alludo all'ottima esposizione Da Pellizza a Carrà. Artisti e paesaggio in Lomellina (info: www.pellizzacarra.com; Catalogo Skira). Il percorso espositivo, proposto da un comitato scientifico composto da Marilisa Di Giovanni, Anna Ranzi, Paolo Campiglio, Chiara Gatti e Alberto Ghinzani, raccoglie numerose opere tra dipinti e sculture in grado di ricostruire un ambiente culturale in gran parte inedito, nel quale vengono posti a confronto i maestri (Pellizza da Volpedo, Pompeo Mariani, Angelo Morbelli, Antonio Fontanesi, Giovanni Boldini, Carlo Carrà, Aldo Carpi, Achille Funi, Felice Casorati, Giuseppe Amisani, Felice Bialetti) che hanno lasciato testimonianza del loro passaggio in Lomellina, e gli artisti locali (Ambrogio Raffaele, Luigi Bocca, Mario Ornati, Silvio Santagostino), che con quelli intrecciarono fruttuosi e significativi rapporti. Non mancano, però, opere anche di altri autori, tra i quali quel Cesare Tallone che fu professore a Brera, anche di Pellizza e che oggi sta conquistandosi presso la critica (e in parte presso il mercato ) la fama che senz'altro merita.
Il caldo Interno di Stalla di Morbelli, il dolce L'amore nella vita di Pellizza, la placida Zelata, al tramonto, di Pompeo Mariani (quante volte ne abbiamo parlato da queste colonne ), i robusti buoi del Lavoro della terra di Fontanesi, il colorato Meriggio a Sagliano Micca, di Carrà e mi fermo qui - danno al visitatore una sorta di quadro variegato della terra di Lomellina, che noi milanesi chiamiamo con affetto la Bassa. Una Bassa dove le tinte sono tenui, dove talora aleggia una protettiva foschia, dove guardando ancora oggi certi angoli tra Ticino e Po o certe cascine il tempo sembra davvero essersi fermato (la frase pare retorica, ma è vera). Ci sono cose che non si possono spiegare: pure attratti, affascinati, ammaliati dai colori mediterranei, dalla violenza di un mistral provenzale o dal blu di un cielo greco, a noi padani (attenzione: il termine è del tutto privo di connotazioni politiche!) nulla dà maggiore senso identitario che il delicato profumo dell'acqua fluviale, che il verde irreale delle risaie, che il lattiginoso ristagno della nebbiolina Se poi il tutto è accompagnato da un buon bicchiere di vino (magari dell'Oltrepò) e da un risotto come solo da queste parti sanno fare, più che di senso identitario parlerei di una vera e propria goduria. Ma non dovevamo parlare di Pellizza e del suo centenario? L'abbiamo fatto, mi pare. Invito però chi andrà a Tortona, Volpedo, Vigevano per le mostre anche a visitare questi cosiddetti centri minori, nonché la vasta area rurale che sta loro intorno; sono sicuro che, data la stagione, scoppierà con queste terre (parafraso il titolo di un quadro già citato) un vero e proprio Idillio autunnale! Mauro Reali
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