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ARTE A MONZA
Il libro che suona che canta che balla
Maria Luisa Grimani alla Galleria Civica
di Alberto Veca



Si è aperta venerdì 30 marzo alla Galleria Civica di Monza  la mostra "L'itinerario artistico di Maria Luisa Grimani. Il libro che suona che danza che balla", sponsorizzata dal Comune di Monza, dal giornale on line  Monzalacittà e dallo studio di architettura Arte & Forme. La mostra è accompagnata da una serie di performance che si svolgono nello stesso spazio della Galleria. All'inaugurazione l'attrice Lucrezia Marescotti, in contrappunto con il  percussionista Lorenzo Gasperoni, ha letto poesie e testi legati alle opere sulla lunadella Grimani. Venerdì 13 aprile  alle 17.30 Gianni Clocchiatti, Creative coach, terrà il  seminario "Pensare per immagini" con esercitazioni per gli insegnanti di Monza. Sabato 14 aprile, alle 18, la coreografa e danzatrice Giuliana Urcioli, che ha lavorato con Carolyn Carlson, eseguirà in prima assoluta la  sua creazione "il giorno, la notte, il giorno". E alla conclusione della mostra sabato 21 aprile alle 18, il maestro di Tai chi chuan Francesco Rossena si esibirà accompagnato dall'arpa di Elena Cordublas.
Riportiamo qui di seguito l'introduzione al catalogo della mostra di Alberto Veca, docente della Facoltà di  design del Politecnico di Milano, esperto di arte barocca e contemporanea.

Walter's moon
Walter's moon

“Itinerario”, percorso di viaggio per lo più diviso in tappe, questa la definizione del dizionario: la scelta del sottotitolo mi sembra particolarmente calzante, appropriata.Dove si parla evidentemente di pittura e scultura, diciamo “arti plastiche” senza alcuna distinzione o classificazione di merito, ma si parla anche di letteratura, scritta e recitata, anche di scritture “illeggibili” per dirla con uno dei punti di riferimento dell'operare cheè stato Bruno Munari, ma si parla anche di musica e di danza.
autoritratto

autoritratto
 


Queste brevi note hanno, effettivamente, un compito introduttivo sul modo operativo e l'atteggiamento rispetto al fare artistico che Maria Luisa Grimani propone nell'occasione espositiva di Monza perché l'insieme si presenta variato per temi e strumenti adottati, lungo anche l'arco cronologico coperto, dalla fine degli anni settanta a oggi, ricco oltretutto di contatti, contaminazioni e suggestioni con altre discipline espressive.Il ragionamento vuole essere, allora, attorno alle ragioni del fare, più precisamente al suo ruolo di “memoria” durevole di un incontro, un approfondimento, anche una fascinazione che determina l'interesse creativo, tradotto nel voler impegnare parte del proprio tempo, delle proprie risorse intellettuali, delle proprie abilità nel manovrare gli strumenti, in sintesi nell'impegno “economico” – un termine usato in senso esteso, impegnativo per indicare l'essenzialità e l'utilità senza accademie degli elementi in gioco – a voler duplicare una suggestione e la possibilità che questa possa, per uneffetto “domino”, toccare altri ambiti, modificare certezze acquisite.Una mostra antologica che copre un arco di tempo così ampio, se la persona o il materiale lo permettono, è un luogo privilegiato per la critica e il pubblico perché si possono cogliere nella contemporaneità dell'esposizione, l'emanciparsi, l'evolversi, l'affermarsi e lo stabilizzarsi – nelle occasioni più fortunate che escludono la decadenza o la ripetizione – di un linguaggio plastico. Oltretutto Grimani sembra in grado, a dispetto dei soggetti affrontati – i titoli delle tappe – di gestire con padronanza e confidenza tanto il registro del linguaggio verbale quanto quello del visivo, con una escursione nella musica e nella sua “visibilità” tradotta dalla danza che dice molto di una educazione non specialistica ma aperta e curiosa, capace di captare segnali su cui riflettere e poiriproporre secondo i propri strumenti espressivi.Certo per ottenere questi esiti occorre lavorare in laboratorio, cercare, provare e verificare, una tempistica lunga rispetto all'urgenza dell'esito veloce e appariscente che sembra essere vincente all'oggi, almeno all'apparenza: e provare vuol dire dialogare anche con strumenti non previsti dall'accademia, anche con il computer di cui l'ultima, almeno dal punto di vista cronologico, sezione della mostra presenta alcuni esiti: ma per giungere a questi esiti e è necessario un apprendistato sulle strumentazioni tradizionali, dal “taglia e incolla” al letraset, per antonomasia il carattere trasferibile in auge prima dei programmi di videoscrittura, che costituisce una equilibrata sapienza fra manualità e pensiero, un esercizio che occorre segnalare.
Una molteplicità di linguaggi in sinergia, che possono portare anche a eleggere un sasso o una scheggia di legno a coprotagonisti dialoganti dell'avventura, costantemente disciplinata dalla loro commensurabilità o traducibilità in opera plastica con un privilegio accordato, dalla prima all'ultima stazione, al testo, alla parola scritta che si presenta a volte come parte determinante del tutto, a volte personaggio dialettico della scena teatrale, a volte ancora comparsa marginale ma sempre determinante.Ecco il motivo che legittima il titolo scelto per questo intervento: un “sistema” prevede che elementi diversi siano messi insieme per una qualche loro affinità, che esista in altri termini una architettura capace di accogliere un materiale eterogeneo; analogamente un “segno” è operazione adottata dall'uomo che attribuisce un “significato” a un materiale altrimenti inespressivo o inerte, o al massimo capace di parlare solo con il proprio simile.L'operazione di Grimani a partire da “referenti” diversi, ambiti espressivi già operanti come la scrittura, il libro, la danza, la musica, anche l'“icona” della luna, sembra rimescolare, sotto il segno di una elegante regia d'impaginazione – ma in questo vi è la traccia di una seconda autorità che ha condizionato il fare dell'artista, quella di A. G. Fronzoni – i diversi linguaggi e renderli in coerente dialogo fra loro sotto l'egida della misura, della discrezione, che oltre a essere un atteggiamento cortese dell'essere umano coincide con la capacità di distinguere bene le parti di un discorso, pesarnel'importanza, equilibrarne l'anatomia.Penso che l'obiettivo sia stato raggiunto, con la raccomandazione di una “lettura” nonaffrettata dei documenti.

Alberto Veca

L'albero dei miei ricordi
L'albero dei miei ricordi



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  3 aprile 2007