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Due anniversari di Pompeo Mariani
La Liguria si prepara a celebrare il grande pittore monzese
di Mauro Reali
Il 25 gennaio 1927, cioè ottanta anni fa, si spegneva nella sua Villa di Bordighera il pittore monzese Pompeo Mariani. I lettori dell'Arengario ben conoscono la passione di chi scrive per questo artista, che non è solo una gloria della nostra Monza, ma che è conosciuto ed apprezzato a livello internazionale: non è infatti raro che i suoi meravigliosi quadri vengano battuti nelle aste più prestigiose di Londra o New York Se questa non è la sede né per una biografia postuma né per un saggio critico su Pompeo Mariani, non sarà inutile in occasione di questo doppio anniversario l'ottantesimo dalla morte e il centocinquantesimo dalla nascita - parlarne un po', ma soprattutto riferire di alcune iniziative che la Fondazione a lui intitolata, con sede a Bordighera nell'Atelier del Maestro ( www.fondazionepompeomariani.com), intende promuovere. Cominciamo proprio da queste ultime, che la cortesia di Carlo Bagnasco, presidente della Fondazione, mi ha fatto conoscere in anteprima: si tratta di una conferenza internazionale sulla scorta delle ricerche di questi ultimi anni, di una mostra dal titolo Pompeo Mariani-Claude Monet-Ennio Morlotti, tre grandi artisti un unico denominatore:la Liguria ed il suo estremo Ponente, ed un convegno, sempre a livello internazionale, sugli Atelier di pittori. Sede di queste iniziative sarà presumibilmente Genova, o comunque la Riviera Ligure: non mancherò comunque, appena i progetti si saranno concretizzati, di fare a mezzo stampa una debita informazione.
L'occasione, però, mi è gradita per parlare un po' di questo pittore, che i lettori dovrebbero comunque ben conoscere: a scanso di equivoci, rimando comunque a una mia recensione ad una mostra monzese tenutasi al Serrone nel 2002, ma anche ad una più recente segnalazione di una bella esposizione nella Galleria d'arte Marco Monti, di fine 2006. In questo modo, chi avesse bisogno di un piccolo ripasso, potrebbe rivedere alcune immagini di quadri di Mariani, soprattutto delle sue splendide marine o delle vedute del Ticino alla Zelata. Infatti le marine liguri, le anse fluviali, ma anche gli interni del Casino di Montecarlo furono tra i soggetti preferiti dal Maestro che, nipote del grande Mosè Bianchi, incarnò una personalissima esperienza pittorica. In lui non venne infatti meno quell'amore per il vero che è un po' il filo rosso della pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura; ma nondimeno la sua arte risente l'influsso dell'Impressionismo francese, e di quel crogiuolo di esperienze non solo culturali che costituirono l'epoca della Belle Epoque, che il Nostro visse tra Milano, Bordighera, Nizza e Montecarlo. Alcuni suoi quadri sono famosissimi, musealizzati; altri danno lustro a collezioni private e gallerie d'arte, e tra questi ultimi non posso esimermi dal segnalare una grande, emozionante, scena di Pescatori sulla spiaggia di Bordighera (1918) che ho visto in una recente esposizione a cura della Galleria Enrico di Genova, dal titolo Pittura in Liguria tra Ottocento e Novecento (gennaio 2007).
Ma il Mariani che personalmente amo di più è quello dei piccoli acquarelli, dei raffinati disegni, delle strepitose acqueforti monotipiche; siamo certo lontani dall'impegno dei grandi oli da museo, ma la loro abbondanza e la loro elevatissima qualità (basti sfogliare i suoi Taccuini di viaggio editi nel 1997 da Franco Enrico) ci danno l'idea di una lunga vita nella quale la pittura non è solo stata un mestiere, un modo per diventare famoso e benestante, ma anche una prassi quotidiana, una necessità esistenziale, mai disgiunta da una buona dose di sperimentalismo. Per ora, comunque, mi fermo qui, nell'attesa di recensire qualcuna delle interessanti iniziative che ho sopra elencato e nella speranza che anche qui, a Monza, il doppio anniversario non vada del tutto dimenticato Mauro Reali
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