prima pagina pagina precedente




GIROVAGANDO PER MOSTRE
Tamara de Lempicka a Palazzo Reale
Una pittrice cosmopolita “ritorna” a Milano
di Mauro Reali


la locandina della mostra

La mostra Tamara de Lempicka (Varsavia 1898 – Cuernavaca 1979) allestita a Palazzo Reale, dal 5 ottobre 2006 ed ora – in virtù del grande successo ottenuto - prorogata a tutto febbraio 2007, ha un particolare significato. Infatti proprio a Milano, nella galleria del conte Emanuele Castelbarco, ubicata in via Montenapoleone 14, avvenne la prima mostra personale di Tamara de Lempicka, nel 1925. Ottant'anni dopo, quindi, Milano ripropone il fascino dei quadri di Tamara alle nuove generazioni di visitatori. La Lempicka era polacca ma – forse – sarebbe meglio definirla “cittadina del mondo”, se è vero che visse in Russia, a Parigi (vera icona dell'Art Déco e signora della “folle stagione” della Parigi degli anni Venti-Trenta), in Italia, per trasferirsi negli Stati Uniti e passare gli ultimi anni della sua vita in Messico. E non solo furono movimenti dovuti all'irrequietezza artistica e umana della sua vita, ma anche imposti dalla follia del Novecento: infatti il padre di Tamara era ebreo, così come il suo secondo marito, il barone Raoul Kuffner, e dunque nel 1939 l'Europa era divenuta per lei terra difficile, se non impossibile.

Irene e sa soeur - 1925  Femme a la robe noir - 1922  Portrait de Suzy Solidor - 1933
Irene e sa soeur - 1925
Femme a la robe noir - 1922
Portrait de Suzy Solidor - 1933

Certo è che la migliore pittura di Tamara è stata proprio quella della prima parte della sua esistenza; spiccano infatti capolavori come La tunique rose (1927), Le rêve (1927), La belle Rafaela en vert (1927), Jeune fille aux gants (1930), acquistato dallo Stato francese già nel 1932, La musicienne (1929), Nu aux buildings (1929), Le téléphone 2 (1930), Nu aux voilers (1931), Arlette Boucard aux arums (1931), Portrait de Marjorie Ferry (1932), Portrait de Mademoiselle Poum Rachou (1934): ritratti unici nella geniale rappresentazione della società mondana durante gli anni tra le due guerre. Sono spesso donne, le protagoniste dei suoi quadri; donne sensuali e gelide nel contempo, dai lineamenti talora morbidi e talora angolosi, accomunate da una consapevolezza dell'importanza del proprio ruolo e dall'ostentato desiderio di emancipazione. I colori sono forti, così come lo sono il carattere della pittrice e delle sue “creature”. La produzione degli anni successivi è certo meno innovativa, ma non meno fascinosa, con qualche indulgenza “meditativa” e una maggiore attenzione alla tradizione; quello che è sicuro, è che anche in America Tamara non smise (come attestano i documenti fotografici esposti) di essere “personaggio” a tutto tondo. Un ultimo, utile suggerimento, per chi vorrà visitare – e lo consiglio davvero – questa interessante mostra: per orari, informazioni, e molto altro, si può consultare il sito www.tamaradelempicka.it; invece, per portarsi a casa un buon libro, c'è a disposizione l'ottimo Catalogo dell'Editore Skira.

Mauro Reali

panoramica


in su pagina precedente

  16 gennaio 2007