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GIROVAGANDO PER MOSTRE
I fratelli Induno, “reporter” dell'Ottocento
Una bella mostra di pittura a Tortona (AL)
di Mauro Reali



Gerolamo Induno - L'imbarco di Garibaldi
Gerolamo Induno - L'imbarco di Garibaldi

Una città sobria e ordinata come Tortona, che smorza l'innata austerità piemontese con la dolce vista dei colli dell'Oltrepò pavese, sembra fatta apposta per ospitare una mostra di pittura dell'Ottocento; anche se, forse, un visitatore “di passaggio” difficilmente si aspetterebbe un'esposizione di tale livello quale è quello di Domenico e Gerolamo Induno. La storia e la cronaca scritta col pennello, che resterà aperta a Palazzo Guidobono fino al 7 gennaio. È vero, i lettori di questa testata – forse giustamente – potrebbero accusarmi di parzialità: sia perché spesso mi entusiasmo troppo per la pittura ottocentesca, sia perché già ho scritto dei fratelli Induno almeno un paio di volte, in occasione di una bella mostra a loro dedicata tenutasi a Rancate (Svizzera) nel 2002, e per l'esposizione genovese del 2005 legata al mondo di Giuseppe Mazzini. Ribadisco però il grande valore storico-artistico dei 68 quadri dei fratelli più celebri della nostra pittura risorgimentale proposti in questa rassegna, prodotta dalla Cassa di Risparmio di Tortona e curata da Giuliano Matteucci, coadiuvato da un comitato scientifico di altissimo livello (tra tutti ricordo Paul Nicholls e Fernando Mazzocca), che ha non poco contribuito anche alla riuscita del catalogo (Umberto Allemandi & c. editore).

Domenico Induno - Triste presentimento
Domenico Induno - Triste presentimento

Sono dipinti provenienti da raccolte pubbliche e – soprattutto – da collezioni private, come è normale per il “grande Ottocento” nostrano: notevole, tra l'altro, la presenza di alcune opere celeberrime (come Triste presentimento di Domenico o L'imbarco a Genova del generale Giuseppe Garibaldi di Gerolamo), né manca qualche quadro inedito o comunque “nascosto” da molti anni. Interessante, inoltre, l'idea creare sezioni tematiche più che cronologiche e puntare – oltre che sulle opere militari e storico-risorgimentali (ricordiamo l'impegno dei due come patrioti di simpatie garibaldine!) – su quelle che fotografano a tutto tondo la realtà del tempo, fatta di donne (in cucina,camera o in salotto), pittori, poveri ammalati, usurai, ecc… ma anche di nobili e borghesi, colti talora nello spasso della villeggiatura (ad esempio a Santa Caterina Valfurva), talora nei frangenti meno felici della loro vita (come il terribile “matrimonio combinato” di una giovane sposa borghese, proposto in Dramma domestico).

  
Domenico Induno - contadinellaGerolamo Induno - bersagliere
Domenico Induno - contadinella
Gerolamo Induno - bersagliere

D'altronde che il “vero” andasse rappresentato così com'è, magari con una punta di sentimento e moralismo, era concetto che i due avevano metabolizzato già all'Accademia di Brera, ove furono allievi prediletti di Francesco Hayez, e poi “corroborato” respirando il clima della Milano romantica, “manzoniana” prima e quindi post-unitaria; di ciò fanno fede i loro dati biografici: Domenico 1815-78, Gerolamo 1825-90. Insomma, il titolo della mostra è proprio illuminante, poiché visitarla è come leggere la storia e la cronaca della seconda metà dell'Ottocento italiano, con l'impressione che il pennello degli Induno sia come la Leica dei grandi fotografi del Novecento, un giorno “inviati di guerra”, un altro “ladri” di istantanee…

Mauro Reali



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  30 ottobre 2006