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Il segno della Scapigliatura:
la pittura tra Lombardia e Canton Ticino alla Pinacoteca Züst di Rancate (CH)
di Mauro Reali
Si fa presto a dire Scapigliatura, spesso un po' troppo presto Infatti tale definizione viene talora usata ad abundantiam al di fuori del suo stretto contesto storico, per indicare esperienze artistiche e letterarie affini o in qualche caso dipendenti da quelle scapigliate d.o.c.. Non vi è dubbio, infatti, che tale termine deve prioritariamente indicare un movimento, una tendenza che accomunò giovani intellettuali per lo più lombardi (ma anche piemontesi ), che in epoca post-unitaria (dal 1860, circa, fino al 1880 ) svilupparono un'avversione per la tradizione culturale dominante e si opposero con forza anche con uno stile di vita anticonformista all'ipotesi di una letteratura o di una pittura che diventassero schiave dell'appena nato mercato culturale. Letterati come Carlo Alberto Pisani Dossi, Igino Ugo Tarchetti, Emilio Praga, Arrigo Boito e pittori come Tranquillo Cremona, Giovanni Ranzoni, Luigi Conconi ecc ne furono forse gli esponenti più noti. Un'occasione per una rilettura filologicamente corretta della pittura legata alla Scapigliatura lombarda, con le sue espansioni anche nel Canton Ticino, è un'eccellente mostra fino al 3 dicembre 2006 alla Pinacoteca Züst di Rancate, nel Mendrisotto (www.ti.ch/zuest) dal titolo Il segno della Scapigliatura, i cui curatori sono Mariangela Agliati Ruggia e Sergio Rebora.
Chi la visiterà potrà vedere un centinaio di opere (oli, ma anche acquarelli, incisioni e perfino sculture) che segnano la storia del movimento scapigliato, dagli esordi dei giovani Cremona e Ranzoni presso Giuseppe Bertini all'Accademia di Brera, alla loro originale esperienza come ideatori di un linguaggio pittorico nuovo, fatto di contorni sfumati, evanescenti, dove le figure (molti i ritratti) si confondono consapevolmente con lo spazio che le circonda. Non solo, ma potrà trovare opere di altri grandi di quel tempo, tra i quali Mosè Bianchi, per certi versi antagonista dell'esperienza scapigliata, oppure Emilio Gola, Giovanni Segantini, Gaetano Previati che invece sfiorarono quell'ambiente e quella poetica. Interessante è pure l'attenzione che i curatori hanno riservato alla figura di Ferdinando Fontana, milanese, che fu poeta, commediografo, e polemista di idee socialiste e che visse a lungo nel Ticino; di lui, personaggio di spicco dell'ultima Scapigliatura, vi è un bel busto ad opera di Paul Troubetzkoy, uno degli scultori come Medardo Rosso e Giuseppe Grandi documentati nella mostra. Di alto livello le opere (ci sono prestiti di rilievo, come I due cugini di Ranzoni, della Galleria d'arte moderna di Roma), ma a giudizio di chi scrive ancora più alto è il livello della riflessione critica sul movimento, e dunque il catalogo, di Silvana Editore, è davvero da non perdere. Condivisibile, infatti, è non solo la lettura della Scapigliatura come un fenomeno storicamente definito, ma anche come esperienza non solo contro tutto e tutti, intenta a costruire una propria originalità formale ed espressiva, che incise poi sull'arte lombarda (e non solo) ben più dei vent'anni davvero scapigliati. Consiglio a tutti, dopo avere visto la mostra, di provare a completarla con qualche lettura: la poesia Preludio, di Emilio Praga, il romanzo Fosca, di Igino Ugo Tarchetti, e per i più audaci le incredibili Note Azzurre di Carlo Dossi, il cui genere letterario è indefinibile. Sarà impossibile, dopo tale cura intensiva usare ancora a sproposito il termine scapigliato! Mauro Reali
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