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GIROVAGANDO PER MOSTRE
La forma dell'origine
Antico e moderno a confronto al Museo Cicladico di Atene
di Mauro Reali

Oltre all'universalmente noto “Museo Archeologico Nazionale” e al celebre “Museo Benaki” Atene vanta un piccolo gioiello, e cioè il “Museo di Arte Cicladica” (www.cycladic.gr), che immerge il visitatore nel misterioso mondo di una civiltà – sorta nell'Egeo ben prima di quella della Grecia classica – che ha prodotto soluzioni artistiche davvero sorprendenti.

testa di toro cicladica
 
Pablo Picasso-testa di toro 1942
 
testa cicladica
Constantin Brancusi-torso di fanciulla 1923

Infatti le candide statue marmoree maschili o femminili qui esposte sembrano in tutto e per tutto “moderne”, per l'essenzialità e la stilizzazione delle forme…
Tanto moderne che potrebbero addirittura ricordarci figure di Matisse o sculture di Giacometti!
La bellissima mostra ora in corso proprio al Museo Cicladico di Atene, dal titolo “Shaping the beginning” ci conforta in questa sensazione di modernità, in questa commistione di antico e moderno, allargando inoltre – e di molto – i termini della questione. Infatti reperti cicladici, ma anche egiziani, cretesi, greci, mesopotamici, anatolici sono confrontati con disegni, sculture, fotografie di Brancusi, Rodin, Picasso, Giacometti, Matisse, Henri Moore e Derain. L'esito di tali accostamenti è sorprendente e se da un lato dimostra come alcuni “grandi” quali Matisse e Giacometti abbiano mostrato interessi specifici per l'arte cicladica, dall'altro ci fa capire come gran parte dell'arte del Novecento abbia in sé una matrice “primitiva”: si pensi solo ai tori di Picasso, d'ascendenza cretese, o ai suoi incredibili, grecizzanti, vasi antropomorfi….

figura seduta neolitica (Tessalonia)
André Derain
uomno accovacciato 1907
figura in creta della Boezia
Henry Moore
figura in piedi, bronzo 1965

E che dire dell'Uomo accovacciato di Derain, che sembra un prodotto antico d'area egiziana o mesopotamica? La forma dell'origine è la traduzione dell'originale titolo greco della mostra; eppure – più che di forme “originarie” – l'esposizione ateniese sembra metterci davanti a forme senza tempo, che hanno in sé più l'idea stessa della forma più che non la sua concreta realizzazione. Niente di più sbagliato, dunque, sarebbe riproporre in questo caso la vecchia contrapposizione forma/materia, perché l'universalità di tali oggetti ne suggerisce un totale superamento: la materia, infatti, è qui solo un esile, impalpabile, pretesto per suggerire forme universali ed eterne.

Mauro Reali


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  2 settembre 2006