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Caravaggio a Palazzo Reale
Una mostra che fa discutere
di Mauro Reali
L'ottimo e per certi versi implacabile Giornale dell'Arte nel primo numero del 2006 ha raccolto come al solito il giudizio di critici, studiosi, artisti, galleristi ecc sul meglio e sul peggio del 2005 artistico in Italia e altrove. Per quanto concerne le mostre, il Caravaggio e l'Europa di Palazzo Reale a Milano (info al sito: www.caravaggioeleuropa.com ) contende la poco ambita nomination del peggio al Monet del Vittoriano di Roma, mostra invero assai deludente e del quale chi scrive che pure si era precipitato nell'Urbe a vederla non farà la recensione sull'Arengario. Non amo, infatti, parlar male delle mostre, che anche se poco riuscite o, come quella romana, davvero povere di quadri interessanti - sono comunque un momento di crescita culturale per chi le visita. E allora, dunque potrebbero chiedersi i lettori se ora recensisco Caravaggio vuol dire che ne parlerò bene? È opportuno rispondere a questa domanda in modo composito, anzitutto informando i lettori del suo contenuto attraverso la citazione letterale di parte della cartella stampa dell'esposizione.
La mostra. Grazie a un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Vittorio Sgarbi, di cui fanno parte eminenti studiosi internazionali - Sergio Benedetti, Luigi Spezzaferro, Caterina Bon di Valsassina, Mina Gregori, Liesbeth M. Helmus, David Jaffé, Johann Kräftner, Wolfgang Prohaska, Nicola Spinosa, Claudio Strinati, Rossella Vodret - e alla partecipazione dei principali enti museali d'Europa, la mostra si configura come una grande manifestazione a carattere europeo con circa centocinquanta opere selezionate per fornire un quadro, il più completo possibile, delle complesse vicende che caratterizzarono il panorama artistico romano all'inizio del Seicento. Facendo seguito ideale alla memorabile rassegna su Caravaggio che lo storico dell'arte Roberto Longhi curò proprio a Palazzo Reale nel 1951, l'evento conclude le manifestazioni legate al terzo centenario della morte di Mattia Preti (1613-1699), l'ultimo importante protagonista del movimento caravaggesco, e s'amplia a indagare e illustrare quel rivoluzionario momento artistico segnato dall'apparizione del grande Lombardo e dalla folta schiera di pittori che furono influenzati dal suo drammatico genio. Lo studio di questo particolare fenomeno artistico che può essere considerato come il primo a carattere europeo, viene affrontato con un'esposizione che si presenta come la più completa rassegna mai dedicata al movimento caravaggesco. Con l'intento di abbracciare l'intero panorama di questo movimento e perseguendo il principio di un alto livello qualitativo, l'evento comprenderà l'esposizione di numerosi capolavori del grande Maestro, ispiratore per decine d'importanti pittori italiani e stranieri che subirono la sua influenza e che saranno presenti alla mostra con le loro opere più rappresentative. La mostra in programma costituisce un'occasione unica per la comprensione delle varie correnti di quell'irripetibile momento creativo che durò una quarantina d'anni, dal 1595 al 1635 circa, ossia dai primi anni del soggiorno romano di Caravaggio, agli anni trenta del Seicento, quando giunge a Roma Mattia Preti, ultimo epigono del caravaggismo, e si profila già l'irruente nascita del Barocco, favorito dalla potente famiglia del papa regnante, Urbano VIII Barberini [ ]
In effetti, molti delusi si aspettavano di vedere valanghe di quadri del Caravaggio, che invece sono solo otto; ma da quanto sopra citato mi pare vero che gli organizzatori siano stati onesti, indicando chiaramente la loro intenzione di puntare soprattutto su seguaci ed epigoni del maestro. È però altrettanto vero che le opere di questi artisti minori (attenzione, rispetto a Caravaggio e non certo in assoluto!), come Tanzio da Varallo, Orazio e Artemisia Gentileschi, Jusepe de Ribeira, Mattia Preti ., non sono tutte dello stesso livello qualitativo: molte di esse, tra l'altro, provengono da collezioni private. Insomma, io ritengo la mostra assai valida dal punto di vista scientifico e l'itinerario proposto renderà senz'altro il visitatore un vero esperto del seicento pittorico europeo. La numerosa folla che - insieme con me visitava l'esposizione, si lamentava però di non vedere molti quadri belli, e forse un po' di ragione l'aveva; anche se e qui la ragione sarebbe degli organizzatori - mi pare importante ricordare che i valori ideologici ed estetici dell'arte del Seicento sono molto lontani dai nostri e certo il grande pubblico si emoziona di più davanti al colore degli Impressionisti che a certe dolorose cupezze
Dove senz'altro organizzatori e consulenti hanno torto è a polemizzare tra loro e lanciarsi pesanti strali reciproci a mezzo stampa, come hanno fatto Vittorio Sgarbi e Caterina Bon di Valsassina sull'opportunità di esporre o meno il siracusano Seppellimento di Santa Lucia, di Caravaggio, che Sgarbi ha strappato ad un restauro in corso. Per tutelare il nostro patrimonio c'è infatti bisogno di unità, non di liti: la gente non le capisce, non sa chi abbia davvero ragione o torto (se davvero è possibile stabilirlo). È davvero pericoloso che anche sui Beni Culturali si instauri nel Paese lo stesso clima di contrasto e livore che attanaglia ormai tutto, dalla rissa politica, ai diritti TV, al Processo di Biscardi. Speriamo che anche in questo senso dopo il 9 aprile si calmino un po' le acque Le prime tre illustrazioni sono riprodotte dalla eccezionale Web Gallery of Art, di cui raccomandiamo la visita virtuale, come segnalato da l'Arengario fin dal 2002 (La Cappella Sistina... a Budapest), le rimanenti dal sito della mostra, e c'è una bella differenza. Mauro Reali
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