
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Giuseppe Mazzini: un grande critico d'arte?
Splendida mostra Romantici e Macchiaioli al Palazzo Ducale di Genova
di Mauro Reali
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| Giovanni Fattori - In vedetta - 1872 |
Non mi capita spesso, vistando una mostra di opere di artisti del passato, di chiedermi cosa questi ultimi penserebbero dell'esposizione che li coinvolge. Stavolta però mentre osservavo i capolavori esposti al Palazzo Ducale di Genova sotto il titolo di Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea (info al sito www.romanticiemacchiaioli.it; catalogo Skira) la domanda me la sono posta; e insieme con la domanda ho formulato pure la risposta ne penserebbero tutto il bene possibile!. Ma ora vediamo un po' al di là dei generici entusiasmi di motivare questa affermazione
Anzitutto va detto che la mostra si colloca nell'ambito delle celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini (1805-1872) il quale oltre che di politica si occupava anche di arte; o forse, sarebbe meglio dire, proprio perché fervente politico sapeva riconoscere il valore didattico e mediatico della pittura. In un suo saggio pubblicato a Londra nel 1841 (La peinture moderne en Italie), egli ravvisava nelle opere dei pittori del movimento romantico una delle più alte interpretazioni del sentire nazionale e popolare di un'Italia che si stava facendo. Alla pittura romantica che piaceva a Mazzini è dedicata una prima ampia sezione della mostra genovese, che nella sua seconda parte presenta invece l'opera dei pittori realisti (per lo più macchiaioli) che hanno meglio fotografato le fasi conclusive del nostro Risorgimento, e che ci hanno dato le prime istantanee dell'Italia ormai fatta.
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| Francesco Hayez - Meditazione |
Difficile fare segnalazioni, perché la qualità delle opere in mostra selezionate dal curatore Fernando Mazzocca è davvero altissima. Impossibile però non menzionare l'ampia scelta di quadri di Francesco Hayez, che Mazzini considerava il capo della Scuola di Pittura Storica; si possono infatti vedere non solo numerosi soggetti storici in senso stretto (legati ad esempio alle Crociate), ma anche le varie Meditazioni, allegorie di un'Italia tristemente in lotta per l'emancipazione e l'unità. Attraverso le opere di vari pittori scopriamo poi il recupero romantico di Dante, la passione civile dei pittori italiani ed europei per le guerre d'indipendenza della Grecia, (quella cui partecipò Byron, per intenderci
) e poi faccio un salto un po' in avanti
- la creazione di un vero e proprio mito pittorico, quello di Garibaldi, soprattutto per merito dei pittori-soldati Gerolamo e Domenico Induno.
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| Gerolamo Induno - L'imbarco dei 1000 (particolare) |
Alcuni loro quadri come L'imbarco a Genova del generale Garibaldi di Gerolamo (1860) o le due versioni del L'arrivo del bollettino di Villafranca del 1859 di Domenico (1861-62), sono tra i documenti più vivi della nostra storia patria. Che dire passando ai macchiaioli - dell'Imboscata di bersaglieri di Lombardia, di Silvestro Lega (1861), o degli strepitosi quadri di Giovanni Fattori, cantore sia delle epiche battaglie delle nostre guerre d'Indipendenza (come quella di Magenta), sia del lavoro campestre di uomini e animali, come attestano due splendidi quadri di grandi dimensioni degli anni Settanta-Ottanta (La raccolta del fieno in Maremma e Il carro rosso). Di Fattori non posso, inoltre, non ricordare altri due celebri capolavori in mostra, e cioè l'assolato In vedetta (1872), e il drammatico e mosso Lo staffato (1880). Sono dipinti di un''epoca che vede l'Italia finalmente unita, ma che secondo alcuni tradisce già gli ideali dei suoi fondatori, cioè quei Mazzini e quei Garibaldi che l'età (ma non solo: talora i miti sono troppo indigesti ai tempi ordinari
) aveva in qualche modo tolto di scena.
Ma perché, allora, Mazzini, Garibaldi, ma anche gli Induno, Hayez, Lega, Fattori, Faruffini, ecc
. avrebbero apprezzato la mostra genovese? Perché è una grande lezione illustrata di storia patria, dove non mancano né il cuore della passione né la realtà dei documenti. Chi scrive spera che la visitino soprattutto i giovani, per i quali il nostro Risorgimento è oramai preistoria; Risorgimento che inoltre - relegato com'è ora in coda ai programmi della classe IV superiore è destinato a rapide sintesi fatte a fine anno scolastico, quando la mente degli studenti è più rivolta a Ibiza o Santorini che a Solferino e San Martino
Non dico di tornare ai tempi miei (elementari negli anni Sessanta) quando le date e le battaglie guerre d'Indipendenza erano da declinare a memoria; ma mi piacerebbe che prima che al gossip nostrano i Savoia fossero associati all'unità d'Italia, e che Garibaldi non fosse solo un Corso zeppo di locali alla moda e caro alla movida dei giovani milanesi: chiedo troppo?
Mauro Reali
8 ottobre 2005
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