
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Anselmo Bucci, monzese d'adozione
Due notevoli esposizioni al Serrone e all'Arengario di Monza
di Mauro Reali
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| la piazza del Mercato a Monza - 1911 |
Fino al 13 novembre, in due prestigiose sedi (il Serrone per i dipinti, l'Arengario per la grafica) Monza omaggia esponendo opere di grande livello uno dei suoi figli adottivi più illustri: il pittore Anselmo Bucci (1887-1955). La mostra, intitolata Anselmo Bucci. Pittore, incisore, tra Parigi, Milano e Monza è curata da Paolo Biscottini e Enrico Crispolti, ed stata promossa con l'apporto di vari patrocinii e sponsorizzazioni dal Comune di Monza; il catalogo è edito da Silvana Editoriale.
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| Tangeri - 1912 |
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| la bottega araba - 1913 |
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È difficile in questa sede riassumere adeguatamente la vita artistica di Bucci, marchigiano, precoce frequentatore di Parigi (quella del primo Novecento, degli ultimi Impressionisti, di Apollinaire, di Picasso, di Modigliani
), e quindi lombardo d'adozione (operò tra Milano e Monza, ove morì). È difficile perché, tra un luogo e l'altro, tra un contatto culturale e l'altro, tra un movimento pittorico e l'altro
egli pure assorbendo da ogni parte stimoli e impulsi culturali mantenne una propria autonomia, una identità mai offuscata dall'appartenenza tuot-court ad una scuola. Amico dei futuristi coi quali si arruolerà volontario nella Grande Guerra - ma non futurista; vicino ai fauve e ai simbolisti, eppure pronto ad aprirsi ad altre esperienze (eccezionali le sue puntate orientaliste del 1912-13); negli anni Venti divenuto amico di Margherita Sarfatti lo troviamo tra i fondatori del gruppo Novecento (con Funi, Marussig, Carrà, Dudreville ecc
), dal quale si allontanò nel 1929; poi, diviso tra la pittura e la grafica (collaborò anche al Corriere della Sera), maturò un graduale avvicinamento a forme plastiche classicheggianti, con un accanimento figurativo che manterrà fino alla morte.
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| gli amanti sorpresi - 1920-21 |
Le due esposizioni monzesi ci danno esempi eccellenti di tutto il suo iter artistico. Ottima la produzione grafica messa in mostra all'Arengario: una parte della critica la considera addirittura il lato migliore della produzione di Bucci. Ma anche tra i dipinti si annidano veri e propri capolavori, poiché possiamo ammirare opere famosissime di questo artista (esempi della sua produzione di guerra, le sue vedute parigine, i ritratti della sorella Bigia, o quadri notissimi come Gli amanti sorpresi, del 1920-21 oppure I pittori del 1922, di gusto davvero novecentesco). Voglio però segnalare andando magari un po' controcorrente qualche quadro meno noto o impegnativo, ma che mi ha particolarmente impressionato; alludo alla coloratissima Bottega araba del 1913, alla vivace Via Manzoni di Milano, del 1920, a un sensualissimo Riposo della bibliotecaria, del 1932, e al davvero solare Ritratto della Signora Gizi Braun, dello stesso anno. Come si può notare, sono dipinti di anni diversi e di soggetti diversi, accomunati però da una incredibile (e difficile da spiegare) forma di precario equilibrio tra novità e classicità, dinamismo e compostezza, genio e regolatezza.
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| la Bigia giovane - 1922 |
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| ritratto della signora Gizi Braun - 1932 |
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Insomma, chi scrive che di Bucci non è mai stato un fan accanito deve ammettere, dopo avere visitato questa mostra, di avere cambiato idea. E non so davvero se la mia fosse colpevole ignoranza oppure e in questo caso avrei qualche scusante
- la mia opinione precedente dipendesse dal fatto di avere visto dal vivo (in gallerie d'arte o musei) solo dei Bucci un po' bruttini. Grazie allora oltre che ai bravi organizzatori anche ai numerosi privati prestatori che mi hanno (e ci hanno
) consentito di vedere le belle opere che abitualmente impreziosiscono le loro collezioni.
Mauro Reali
8 ottobre 2005
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