
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Il trionfo dell'ornato
Giocondo Albertolli alla Pinacoteca Züst di Rancate
di Mauro Reali
La moderna cultura artistica ha un'alta considerazione degli architetti, dei designer, e perfino dei creatori di moda o dei pubblicitari. È infatti vero che il gusto, l'inclinazione artistica di un'epoca si percepisce (e si divulga) attraverso la forma delle case, degli oggetti complementi d'arredo, dei vestiti, ecc. (che tutti fruiscono, chi più, chi meno
) molto di più rispetto a quanto non avvenga per mezzo di quadri e statue, prodotti per così dire - di nicchia. In fondo qualcosa di simile si può dire anche per le epoche passate, e ce lo ribadisce una bella mostra allestita nella altrettanto bella Pinacoteca Züst della svizzera Rancate (vicino a Mendriso), dal titolo Il trionfo dell'ornato. Giocondo Albertolli (1742-1839) (info: www.ti.ch/zuest; curatori: Enrico Colle e Fernando Mazzocca; coordinamento: Mariangela Agliati Ruggia; catalogo: Skira). Diciamo infatti la verità: chi mai al di là degli addetti ai lavori - aveva mai pensato a Giocondo Albertolli come ad uno dei protagonisti del Neoclassicismo europeo? L'estetica neoclassica ci hanno insegnato a scuola l'hanno inventata intellettuali mitteleuropei come Winkelmann e Mengs; maestri del neoclassicismo letterario italiano furono Parini, Monti e Foscolo; tra i grandi artisti neoclassici si citano di solito quelli dell'entourage napoleonico come Canova e Appiani, anche se il top è ritenuto il francese David; e chi non conosce, poi, il Piermarini, architetto della Scala di Milano e della Villa Reale di Monza?
Ma chi è, allora, questo Albertolli? Ticinese, ma attivo poi a Parma, nella Firenze di Pietro Leopoldo di Lorena, nella Milano di Maria Teresa e Giuseppe II, fu professore a Brera e conosciuto in mezza Europa soprattutto perché maestro di ornato. Decorazioni, stucchi, complementi d'arredo per edifici del calibro dei fiorentini Palazzo Pitti o Galleria degli Uffizi, del Palazzo Reale e del Palazzo Belgiojoso di Milano, della Villa Reale di Monza, della Villa Melzi di Bellagio (della quale curò anche il progetto) furono infatti opera sua; troviamo inoltre sue tracce anche in altri edifici italiani ed europei, pubblici e privati; tracce che contribuirono in modo straordinario alla veicolazione di quel buon gusto neoclassico che caratterizzò la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento. Ma il buon gusto Albertolli lo insegnò pure a generazioni di allievi a Brera, e anche per supportare la sua azione didattica produsse numerosi disegni e raccolte di incisioni, che ne attestano la raffinata cultura e la straordinaria perizia tecnica.
Un po' di tutto questo, cioè quadri, disegni, incisioni, lampadari, sedie, tavolini, credenze
, di Albertolli e di altri artisti a lui contemporanei (da Piranesi ad Appiani), c'è nella mostra di Rancate; mostra che (come si può immaginare) è difficile da raccontare data la sua eterogeneità, ma assai piacevole da fruire. E il visitatore, quasi come trasportato dalla macchina del tempo, avrà l'impressione di essersi calato in quell'Europa dei lumi di oltre duecento anni fa, e soprattutto in quella Lombardia che, pure in bilico tra due dominazioni straniere (quella asburgica e quella napoleonica), fu sintesi irripetibile di cultura, gioia di vivere e raffinatezza. Francamente, coi tempi che corrono dalle nostre parti, non può mancare un qualche rimpianto
Mauro Reali
17 settembre 2005
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