
GIROVAGANDO PER MOSTRE
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Cezanne e Renoir a Bergamo
di Mauro Reali
Dal 1984 la collezione di Paul Guillaume, uno dei maggiori mercanti d'arte della Parigi a cavallo tra Ottocento e Novecento, è esposta presso il museo parigino dell'Orangerie. Oggi, fino al 3 luglio, 30 capolavori di Paul Cézanne e Pier Auguste Renoir che vi appartengono sono visitabili presso l'Accademia Carrara di Bergamo in un mostra denominata appunto Cézanne e Renoir (info: www.cezannerenoir.it; catalogo: Skira).
L'esposizione è numericamente limitata, ma vi assicuro la qualità dei quadri selezionati è davvero eccezionale; e ciò vale sia per i paesaggi e le nature morte di Cézanne, il quale muovendo dall'Impressionismo puntò poi a una ricerca pittorica basata su volumi e geometrie, sia per le morbide figure femminili di Renoir, pittore dinamicamente teso tra il cromatismo e il luminismo impressionista e gli echi tizianeschi del periodo della maturità.
Difficile, a tale proposito, segnalare qualche dipinto in particolare; non credo però di sbagliare attirando l'attenzione su Frutta, tovagliolo e bricco oppure Alberi e case (1885) di Cézanne, e sulla Bagnante coi capelli lunghi (1895) o su due diversi quadri che raffigurano due fanciulle al piano di Renoir: tra questi il Ritratto di Yvonne e Christine Lerolle (1897) offre un elemento in più di attenzione, perché vede sullo sfondo udite udite
- la riproduzione di due quadri di Degas che erano nella casa dei ricchi committenti. Il magistero di questi due giganti della pittura si può vedere anche attraverso l'opportuno confronto con un quadro di Picasso e uno di Matisse, qui esposti: costoro si sentirono infatti loro eredi.
L'occasione può essere propizia per visitare anche la collezione permanente dell'Accademia Carrara, e magari per chi già la conoscesse - ammirare alcune rinnovate sale dedicate all'Ottocento italiano. Certo, Hayez, Pellizza, Favretto, De Nittis, Mancini, Carnovali, Previati
fino a Mosé Bianchi e Pompeo Mariani non sono né Cézanne né Renoir, e nasconderlo sarebbe inutile. Ma più che insistere sulle differenze qualitative tra pittori francesi ed italiani, vale la pena di ricordare che la vera diversità era tra Francia (e soprattutto Parigi) e l'Italia, tra il mondo parigino davvero moderno e urbano e una realtà ancora largamente arretrata e agricola come quella italiana. Insomma: teniamoci i nostri pittori e mostriamo legittimo orgoglio per il loro valore. Innegabile però che l'esperienza dell'Impressionismo abbia dato all'arte d'oltralpe una marcia in più, le abbia fornito un che di unico e forse irripetibile. E del fascino che quest'arte possiede è testimonianza la grande quantità di mostre in Italia e nel mondo che espongono quadri impressionisti, tutte caratterizzate da grande successo di pubblico; è vero, la critica grida all'inflazione, alla proliferazione di impressionismi d'ogni genere
Ma la bellezza dei quadri oggi a Bergamo fuga però ogni dubbio: qui non siamo davanti ad una raccogliticcia serie di tele francesi su un tema più o meno flebile, ma a trenta capolavori assoluti. La mostre vale il viaggio, insomma, che da Monza è pure piuttosto breve
(traffico permettendo).
Mauro Reali
6 maggio 2005
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